Nuvole fatte di neve!?

Sono nuvole queste? Per quello che ci capisco direi di no, perlomeno non nel senso classico del termine. Quello nella foto è infatti un “polverone” costituito da minuscoli cristalli di neve sollevati dal forte vento. Secondo i testi scientifici, invece, una nuvola si forma per condensazione o ghiacciamento del vapore acqueo attorno a particelle di vario genere (cristalli di ghiaccio, sali, fuliggine…) oppure (nelle zone equatoriali) per accrescimento (coalescenza) delle gocce d’acqua che si uniscono ad altre vicine. Qui non avviene né un fenomeno né l’altro. La foto è stata scattata il 16/11/2019 da Andreas Cassina nella zona di Sölden (A), a 2650 metri di quota, in condizioni di forte vento da sud (Südföhn), la classica situazione che ad abbondanti precipitazioni sul versante meridionale della Alpi e schiarite favoniche oltre lo spartiacque.

Un gioco di luci e ombre

Beh, le bande di precipitazioni ritratte nella foto non sono esattamente nuvole, ma di nuvole sono figlie, anzi in gergo tecnico sono “caratteristiche accessorie” chiamate praecipitatio 😉 La pioggia, dove ha colpito, si deve essere presentata come una vera e propria cascata d’acqua (lo si intuisce dalla “densità” delle gocce); il fenomeno si è presentato in modo talmente improvviso che le nubi cumuliformi generatrici si sono dissolte in brevissimo tempo, lasciando spazio ad ampi squarci di sereno. Il sorprendente gioco di luci catturato dall’amico Sandro Rizzetto è determinato dai raggi del sole, bassi nel pomeriggio inoltrato, che filtrano tra questi varchi di azzurro nel cielo.

Altissime, purissime… leggerissime!

Domenica 2 luglio 2017 in molte zone del Nord Italia si è potuto assistere al fenomeno delle nubi nottilucenti. Questo spettacolo avviene grazie alla presenza di minuscoli cristalli di ghiaccio ad una quota di circa 80 km.
Le nubi nottilucenti sono molto diverse dalle nubi “ordinarie”, quelle che siamo abituati a osservare tutti i giorni nei nostri cieli. Esse si formano infatti a grandi altitudini, al tetto della mesosfera, contro un massimo di 10-12 km delle nubi troposferiche, e sono quindi difficilmente individuabili. Le nubi nottilucenti hanno un aspetto fibroso, presentano colori che vanno dal bianco argenteo all’azzurro-blu e assomigliano vagamente ai cirri; trovandosi in regioni dell’atmosfera in cui la densità dell’aria è migliaia di volte più bassa di quella troposferica, esse sono talmente eteree da lasciar intravedere le stelle! Dato che questo tipo di nubi si forma dove la temperatura oscilla tra -70 e -100 gradi centigradi, le nubi nottilucenti sono costituite da particelle di ghiaccio di dimensioni microscopiche.
La catalogazione di questo particolare tipo di nubi è piuttosto recente e la formazione non è ancora del tutto chiara, ma la loro presenza rivela che anche ad altissime quote è presente una sia pur ridottissima quantità di acqua e corpuscoli. Aspetto curioso è che parte di questo particolato potrebbe essere costituito da polvere meteorica prodotta dai corpi di origine extraterrestre che si disintegrano a contatto con l’atmosfera.
Non tutti i terrestri hanno il privilegio di poter osservare le nubi nottilucenti, perché esse sono visibili grosso modo tra il 45° e il 70° parallelo nord e sud. Il periodo ideale è il semestre caldo, dopo il tramonto, quando la luce solare le mette in risalto rispetto agli strati più bassi dell’atmosfera immersi nell’oscurità; si osservano sempre guardando in direzione del polo. Appare inoltre evidente che la loro osservazione sia diventata più frequente negli ultimi decenni, aspetto che molti collegano alle attività umane ma che forse, più semplicemente, dipende dal fatto che l’osservazione sistematica delle nuvole risale a tempi piuttosto recenti… un tempo c’era altro a cui pensare!
L’immagine è di proprietà di Paolo Massalin, utente pAoLiNo sul forum di MeteoTriveneto

La bocca della balena!

Serata movimentata quella del 25 luglio 2019: dopo un periodo molto caldo, l’anticiclone subtropicale molla un po’ la presa lasciando spazio a infiltrazioni di aria più fresca di origine atlantica. È stato come buttare un cerino in una tanica di benzina… in poche ore enormi celle temporalesche si sono sviluppate in area alpina, interessando (finalmente!) anche la città di Bolzano con una direzione di moto decisamente singolare. Il temporale è sceso infatti dalla val Sarentino, ma non è sfilato come succede spesso lungo le Dolomiti, bensì si è ingigantito andando a coprire la parte della valle dell’Adige compresa tra Bolzano e il confine con il Trentino. Curiose le raffiche di outflow da nord-est, prima calde e poi via via più fresche e impetuose (con qualche danno), ma ciò che più ha colpito è stata la spettacolare whale’s mouth, la bocca della balena, il cielo caotico tipico dei temporali violenti. La whale’s mouth altro non è che una nube accessoria del cumulonembo, che si sviluppa in seguito alla turbolenza indotta dalla correnti calde e fredde tipiche di queste nubi.

Nubi rivelatrici

Quanti, guardando queste nubi alle 7 del mattino:

avrebbero pensato che poche ore dopo la situazione sarebbe stata questa?

Eppure è andata proprio così… certe volte le nubi del mattino, che condensano temporaneamente nell’atmosfera già instabile, annunciano un cambiamento del tempo, ma non sono in molti a notare la cosa. Io la prima foto, che ritrae degli altocumulus la cui specie è a metà strada tra il floccus e il castellanus, l’ho scattata perché sapevo del peggioramento imminente. Ma ho la presunzione di dire che, anche senza internet, carte e modelli vari, quelle nubi le avrei notate lo stesso e un paio di domande me le sarei poste… almeno credo! 😉

PS: le foto sono state scattate a Cavallino, vicino a Jesolo, il 7 luglio 2019, in occasione del passaggio di un fronte di aria fresca nordatlantica. Nella seconda immagine si nota una imponente shelf cloud, il bordo di una cella temporalesca, che annuncia l’arrivo della pioggia.

Mamme turbolenti!

In questa foto, scattata l’11 giugno 2019 a Mesiano (collina di Trento) da un utente del forum di Meteotriveneto, appaiono degli spettacolari mammatus. Si tratta di una caratteristica supplementare dei cumulonembi, le imponenti nubi che causano forti temporali. Il termine latino mammatus si traduce con “che porta delle protuberanze” oppure “a forma di mammella” e deriva dalla parola “mamma”, che gli antichi romani utilizzavano nei contesti informali. I mammatus si formano sul bordo inferiore dell’incudine temporalesca quando essa è ben sviluppata, soprattutto in caso di venti non troppo forti, e denotano la presenza di cristalli di ghiaccio che sublimano incontrando nella loro caduta strati d’aria più secca. Queste mamme (ma sarebbe più corretto scrivere, alla latina, mammae) sono dunque entità in subbuglio: scendono, salgono, corrono di qua e di là. E, generalmente, più si agitano e più il temporale è intenso!

La nuvola col buco


Se vogliamo essere precisi e utilizzare una terminologia appropriata, questa nostra vaporosa amica va definita Altocumulus stratiformis lacunosus, una nube che presenta un foro o una lacuna, appunto. Focalizzando l’attenzione su quest’ultima, chiameremo fallstreak hole l’apertura dalla quale cadono virga, cristalli di ghiaccio che in breve sublimeranno, scomparendo alla vista. Le virga si formano in quanto in un punto della nuvola, generalmente per il passaggio di un aereo, le gocce d’acqua sopraffuse (allo stato liquido pur trovandosi a temperature abbondantemente sotto lo zero) tendono a congelare, a unirsi e cadere verso il basso. Il processo si espande a macchia d’olio alle zone vicine e può “consumare” pian piano tutta la nube a meno di un cambiamento dei parametri meteo.
Se però vogliamo ricorrere a un linguaggio meno formale, potremmo dire che quella… beh, sì, è una nuvola col buco! È così, esistono anche queste strane creature del cielo! 😉

I castellani parlanti

Il titolo può suonare strano: chi sono i castellani, e perché parlano? Beh, con “castellani” (meglio castellanus, in latino) intendiamo una specie di nuvole che può essere associata ai generi altocumulus, cirrocumulus, cirrus e stratocumulus e che è caratterizzata da una spiccata tendenza alla verticalità. Quando osserviamo questa specie possiamo essere sicuri di una cosa: l’atmosfera è instabile e la situazione può “degenerare” facilmente, con rovesci e anche forti temporali se ci troviamo nel periodo estivo. Ecco perché possiamo considerare i castellani delle nuvole parlanti. In questa occasione hanno parlato proprio bene… questa foto, infatti, è stata scattata nella mattinata del 25/6/2018, un giorno molto emozionante per me.

Quest’altra segue la prima di circa 50 minuti; alcuni dei castellanus sono “sbocciati” dando vita a cumuli dotati di un cappello che in gergo tecnico si chiama pileus e si stanno rapidamente trasformando in cumulonembi.

Il seguito della storia? Beh, basta scrollare la pagina verso il basso fino al post intitolato “Finalmenteeeeee!!!” 😉

Questa non è una nuvola, purtroppo :-(

Quanto vorrei poter classificare questa “roba” nel regno delle mie vaporose amiche! Purtroppo questa volta non si tratta di una nuvola, almeno non nel senso più stretto del termine. La foschia che vediamo è dovuta a una massa d’aria fredda, umida e inquinata che risale la Valle dell’Adige perché spinta verso nord da una sorta di “effetto stantuffo” iniziato in Pianura padana. L’elevato contenuto di polveri e una parziale condensazione del vapore (comunque non sufficiente per poter parlare di nuvole) rende tale massa d’aria in qualche modo visibile. La situazione meteo di quel giorno (23/2/2019) vedeva un forte afflusso di correnti da nord-est che, penetrando in Pianura padana, induceva un aumento della pressione e una spinta centrifuga della massa d’aria preesistente, che tendeva così a risalire le valli alpine. Ringraziamo la stupidità umana per la porcheria che siamo costretti a respirare… molto del particolato altamente cancerogeno che vediamo deriva da attività inutili come usare l’automobile a sproposito o scaldare le nostre case in modo eccessivo. La foto è stata scattata dalla strada della Mendola a circa 1200 metri di quota: ci sono ovviamente arrivato in bicicletta, per me la macchina può tranquillamente MARCIRE in garage!