Il nefologo e l’osservatore

Ormai per me sta diventando un’abitudine ciondolare sul web alla ricerca di foto “nuvolose” che possano stuzzicare la mia fantasia. Tra il forum di M3V e le risorse presenti sul web potrei trascorrere molti momenti lieti, su questo non c’è dubbio. Oggi è il turno della foto di un certo Sasha Ibragimov, presente su unsplash.com, che ho trovato stimolante sia per l’occhio del nefologo che per quello del semplice contemplatore di paesaggi. È stata scattata sul mar Baltico, di certo nel periodo estivo visto il genere di nuvole ritratte. Trattasi di stratocumulus cumulomutatus… in sostanza cumulus che dopo il tramonto perdono lo slancio verso l’alto e si afflosciano, diventando vecchi signori flaccidi e senza vigore. Ciò che ne rimane sono appunto questi stratocumulus, che andranno poi dissolvendosi nel corso della notte. OK, questa la parte nefologica, ma l’opinione del contemplatore qual è? Beh, devo dire che non ho una grande confidenza con l’acqua, ma quel rudimentale pontile che si inoltra nel mare, quasi a voler raggiungere le nuvole, mi intriga assai. Quanto mi piacerebbe entrare nella fotografia e capire fin dove mi spingerei. “Arrivare sotto le nuvole” sarebbe senza dubbio il mio obbiettivo, ma non so se ci arriverei, chissà 😉

Non manca nulla

Che cosa manca in questa foto? Questa è la domanda che mi sono posto non appena l’ho vista. Ebbene, per me non manca nulla. C’è tutto quello di cui ho bisogno. C’è il mare. Un tramonto. Una nube che danza. La notte che verrà a dispiegare il suo tappeto multicolore di stelle. E su tutto una stupenda atmosfera di pace e silenzio.
Curioso: nulla di tutto ciò che ho citato costa un solo cent. Ma è così: ciò che ci rende felici non costa nulla. Per questo veniamo costantemente martellati da messaggi che ci inducono a guadagnare e comprare, a possedere ed apparire… perché, se scoprissimo la verità, questo sistema perverso crollerebbe in un attimo. Vivremmo di poco, ma felici. Troppo facile? Io non credo.
PS: diamo un po’ di spazio anche alla nefologia 😉 Trattasi di cirrocumulus Kelvin-Helmoltz, prodotto da ondulazioni e incroci di correnti atmosferiche poste a livelli diversi. Foto che ho trovato qui: https://forum.meteotriveneto.it/node/3184

Meduse nel cielo!?

In questa foto l’amico Samuele (Prato Ventoso nel forum di M3V), ha immortalato delle spettacolari strutture nuvolose nel cielo di Solda, in alta Val Venosta. L’immagine mi ha riportato alla memoria le parole del maestro di tutti noi cloudspotter, Gavin Pretor Pinney: anche il cielo tutto sommato è un mare, quasi impalpabile, con caratteristiche diverse, ma pur sempre un fluido dotato di una certa densità. Noi uomini potremmo essere paragonati a dei crostacei che si aggirano sul fondale e che hanno talvolta l’occasione di osservare strane creature dotate di tentacoli librarsi sopra di loro. Una visione molto poetica, ma forse un pochino troppo lontana dalla realtà 😉 Con un po’ più di rigore scientifico diciamo che quelle nubi sono dei bellissimi esemplari di altocumulus floccus virga. La virga, il filamento di cristalli di ghiaccio che cade dal corpo nuvoloso, è una particolarità supplementare che caratterizza anche altri generi di nuvole; qui, però, possiamo assistere ad una esibizione di rara bellezza!

La torre di Pisa delle nuvole!

Questa foto, scattata da Andreas Cassina, mostra un curioso esempio di nube orografica. Si tratta di un cumulo generato in seguito al vento che, provenendo dalla sinistra della foto, è costretto a risalire la barriera costituita dal bastione roccioso. La condensazione (che, ricordiamolo, libera calore) è in questo caso pressoché immediata; l’aria evidentemente è molto umida e basta una minima diminuzione di temperatura per produrre le microscopiche goccioline che formano la nube. La risalita dello sbuffo prosegue anche oltre l’ostacolo, trovandosi esso a “galleggiare” in aria più fredda e quindi più pesante. Il vento in libera atmosfera, che soffia con maggior decisione, contribuisce poi a dare l’ultimo tocco al suggestivo quadretto, inclinando la torre nuvolosa quasi ci trovassimo in Piazza dei Miracoli 😉

Uno strano quadro in cielo

E niente… non riesco a staccarmi dall’immenso archivio del forum di M3V. In questo caso la foto è dell’utente ward9 (https://forum.meteotriveneto.it/node/9834) e ritrae un vero e proprio quadro appeso in cielo. In questa singolare opera d’arte c’è però qualcosa di strano: com’è possibile che la contrail (la nube filiforme, generata dal passaggio di un aereo) proietti la sua ombra dal basso verso l’alto? La spiegazione è più semplice di quello che si possa credere, e l’ha data con grande acume l’utente Fitti. La contrail non si trova SOTTO al banco di cirrocumulus, bensì SOPRA! Ci vuole un po’ di fantasia per rovesciare quello che i sensi suggeriscono, ma una volta riusciti tutto è chiaro!

A scuola di lacunosus ;-)

Suona un po’ strano associare la parola “scuola” con un’altra che ricorda fin troppo da vicino una mancanza (una lacuna, appunto), di quelle che, se non recuperate, portano ad una sonora bocciatura. Eppure, in questo caso l’abbinamento ci sta tutto; la foto raffigura infatti la varietà lacunosus, che alcune nuvole (in questo caso il genere cirrocumulus) possono presentare. Quando una nuvola ci offre questa varietà è più vuota che piena… ebbene sì, in questo caso è il “buco”, più di quello che sta intorno, che ci permette di giungere alla corretta classificazione!
La varietà lacunosus, infatti, si ha quando la nube contorna ampi spazi vuoti. Ce ne vuole di fantasia per essere dei buoni osservatori di nuvole 😉
In questo caso il merito va all’utente ward9, che ha scattato questa foto in provincia di Vicenza il 18/2/2012. La relativa discussione si può consultare nella sezione “Nuvole trivenete” del forum di M3V a questo link.

Addormentarsi così…

Questa foto, scattata chissà dove, è di un certo Daniel Bernard e l’ho trovata casualmente su unsplash.com cercando “clouds”. Quando la foto di una nuvola mi piace ci costruisco sopra un bel castello, e questa mi piace proprio 😉 Non tanto e non solo per la maestosità di questo cumulonimbus capillatus incus che si staglia apparentemente immobile nel cielo, ma anche per tutto ciò che mi ispira. Sotto il nuvolone c’è il mare, e nessuno sa quanto io ne abbia disperato bisogno. E dove c’è il mare c’è una spiaggia, dove accovacciarsi e lasciar perdere lo sguardo verso l’infinito. Ecco, io mi immagino lì sdraiato in una serata mite di inizio estate, nel silenzio rotto solo da qualche placida onda che si infrange sulla riva, ad osservare quel bestione che si agita dall’altra parte del mare. Una serenità assoluta mi pervade, una sensazione che conosco bene e che vale mille volte mille stupidi giorni passati a vivere “come si deve”. In quel momento tutti i “valori” e i bisogni indotti dal conformismo cessano istantaneamente di esistere; è quella condizione che io chiamo “felicità”. E vorrei lasciarmi andare, addormentarmi così, senza dovermi svegliare la mattina dopo e riprendere a correre in questo mondo idiota. Sarebbe un bell’addormentarsi…

Castelli sulle nuvole

A volte la realtà supera la fantasia… come in questa stupenda foto scattata da Luca Vignali, di Rimini. Dal punto di vista tecnico questo fenomeno è generato dalla presenza di una massa d’aria fredda e umida che staziona nei bassi strati, sovrastata da un’altra più mite e relativamente secca. Si parla in questi casi di inversione termica. Lungo la superficie di contatto tra entità così diverse si viene a formare una distesa di nubi stratificate che possiamo definire stratus nebulosus.
Ma in questo caso non penso sia un peccato mettere da parte la meteorologia e lasciare spazio all’immaginazione. E allora mi vedo lì, alto sui pedali, sbucare oltre le nubi accolto dal tiepido sole di dicembre, giungere in vetta al Titano, sporgermi sul baratro e strabuzzare gli occhi dinnanzi a quel fiabesco panorama. Le tre torri dell’antica repubblica dominano un mare, ma non è l’Adriatico… questa volta è uno spettacolare mare di nubi in lenta e continua agitazione. E mi piace pensare che laggiù in fondo, all’orizzonte, uno di quei colli ospiti il mio adorato Casteldimezzo, da sempre un faro luminosissimo nella nebbia di un mondo fatto di nulla, del quale per fortuna non faccio più parte. Ed è proprio laggiù che ora, inforcata la bici, dovrò tornare. Perché lì è la mia casa, la mia pace, il mio tutto.

P.S. L’avevo detto che avrei lasciato spazio all’immaginazione… e allora qualunque cosa diventa possibile, anche l’aver realizzato il più bello dei miei sogni 😉

Lo spettro e la gloria

Rispolverare i vecchi post presenti nell’area “nuvole” del forum di Meteotriveneto è sempre un piacere, perché ogni volta salta fuori qualcosa di interessante e di valore. È il caso di questa foto scattata dall’utente Alipluto nel lontano 2011 e pubblicata al link https://forum.meteotriveneto.it/node/439/page13
Era il 18 gennaio, la nebbia mattutina gravava sul golfo di Trieste, ma poco più sopra il cielo era sereno e l’atmosfera limpida; una situazione ben nota all’appassionato di meteorologia. Così è bastata una passeggiata per superare il “tetto” dello strato nebbioso e catturare questo particolarissimo fenomeno: uno spettro di Brocken, ovvero l’ombra di un oggetto posto davanti al sole, quando è abbastanza basso sull’orizzonte, che viene proiettata su un banco di nubi. L’ombra appare enorme se rapportata alle dimensioni di altri oggetti nelle vicinanze, un po’ come la luna che sembra essere molto più grande quando si trova bassa sull’orizzonte. Generalmente lo spettro, che assume forma triangolare e che sembra quindi indossare un ampio mantello, è accompagnato anche da un altro fenomeno: la gloria, un’aureola colorata posta intorno alla testa e talvolta anche al corpo della figura. Essa si origina per rifrazione della luce incidente come nell’arcobaleno, anche se in questo caso le gocce che costituiscono la nebbia sono ben più piccole rispetto a quelle della pioggia.

Un radar da sballo!

Pianura veneta, una bella giornata di maggio. Il sole è alto nel cielo e durante la giornata si accumula calore, ovvero energia… Nel pomeriggio, negli strati d’aria prossimi al suolo, inizia a scorrere una brezza calda e umida che proviene dal mare, da sud-est. Poco sopra aria più secca affluisce a gran velocità dall’Appennino. Negli strati più alti scorre invece da nord-ovest un impetuoso fiume d’aria, con una velocità massima di 200 km/h intorno a 9000 metri di altezza. Bene, fate leggere una cosa del genere a uno che mastica di meteorologia e vi dirà che siamo di fronte a una situazione potenzialmente esplosiva: forti temporali, ma anche supercelle e tornado potranno manifestarsi nelle ore successive! E così, più o meno, è andata il 2 maggio 2020. Sui vari forum meteo si sono accavallate fino a tarda sera foto di imponenti nubi temporalesche, ma quella che più ha suscitato la mia meraviglia è questa struttura riportata dal radar di Teolo. Che sogno! Una enorme torre di goccioline d’acqua e cristalli di ghiaccio che ha sfondato il tetto della troposfera, a oltre 12 mila metri di quota, e la cui parte più elevata è stata trascinata dal fiume d’aria di provenienza nord-occidentale per circa 100 km! Un radar da sballo, non c’è che dire!