E sempre restando all’argomento “virga”, ecco saltar fuori dalla discussione a questo link di M3V uno spettacolare esempio di cirrus floccus virga. In questo caso la nube generatrice c’è e si vede, nonostante risulti di dimensioni ridotte rispetto al resto del “corpo”. Ogni piccolo cirro presente alla sommità ha dato origine a questi filamenti (la particolarità supplementare virga, appunto), che perdendo quota si trovano ad attraversare strati d’aria con velocità diverse, distendendosi e trasformandosi in lunghe, eteree ed ondulate lenzuola fatte di cristalli di ghiaccio. Questa foto è stata scattata il 2 luglio 2011 dall’utente ward9 (Edward) che tanto ha dato al forum di M3V, soprattutto nell’area nuvole.

Quel che resta di una nuvola

Sembra strano, eppure quella che appare al centro dell’immagine non è una nuvola, perlomeno non nel senso stretto del termine. Perché questa in gergo tecnico è solo una “particolarità supplementare” che normalmente sta in qualche modo appesa o attaccata ad una nube. Al momento dello scatto, invece, la nube generatrice non c’era più, tramutata per intero in una cascata di cristalli di ghiaccio che i nefologi chiamano virga (latinorum, ebbene sì!). Ma qual è l’origine della virga? Essa si forma quando le goccioline d’acqua o i cristalli di ghiaccio costituenti una nuvola assumono dimensioni tali da non poter più rimanere sospesi in aria. Si formano così filamenti o strutture colonnari, vere e proprie cascate di acqua o ghiaccio. Attenzione, però: solo nel caso in cui essa evapori o sublimi prima di toccare terra possiamo parlare di virga.
Questa foto l’ho scattata io durante un giro in bici… è difficile che io mi fermi mentre pedalo, a meno che non sia giunto in cima ad una salita. Ma in questo caso valeva la pena di sospendere un attimo la fatica ed immortalare questo fenomeno che, sia pur non raro, è sempre estremamente affascinante.
Resta da chiedersi quale possa essere il genere di nube “madre” della virga. Ebbene, spesso la virga (o virgae, plurale, italianizzato virghe) si forma al di sotto di altocumuli e cirrocumuli. In questo caso, guardando la fetta di cielo visibile nell’immagine e conoscendo le condizioni meteo di quel 10 settembre 2022, ritengo probabile che la nube generatrice sia un cirrocumulo. Sarebbe bastato alzare lo sguardo pochi minuti prima (queste trasformazioni avvengono con una certa velocità) e l’arcano sarebbe stato svelato. Evidentemente ero troppo impegnato a pedalare 😉

La nuvola della morte

Detesto il periodo natalizio perché è freddo, grigio e impregnato di ipocrisia. Per questo pubblico il fenomeno ritratto nella foto proprio in occasione delle vacanze di Natale, con un titolo per nulla beneaugurante. Quello che si vede sullo sfondo è il termovalorizzatore (definizione ingannevole) di Bolzano e quella che si alza nel cielo è una vera e propria nuvola della morte. E non solo perché là dentro, insieme al vapore acqueo che condensa appena uscito dal camino, c’è la morte sotto forma di nanoparticelle “arricchite” di metalli pesanti, diossine e vari composti organici. Quella nuvola (cumulus homogenitus) rappresenta la morte delle speranze che alcuni riponevano in un comportamento umano sostenibile, in una riduzione forte dell’assurda massa di rifiuti prodotti, in un circolo virtuoso di uso e riuso. E niente, si preferisce consumare a ritmi folli buttando poi tutto nel fuoco, illudendosi in una purificazione dei nostri peccati. Purtroppo non è così… e nonostante i sistemi di filtraggio sempre più efficaci (almeno a detta di chi gestisce queste strutture) non si può pretendere che da una camera di combustione grande come una casa in cui viene incenerito praticamente di tutto esca un innocuo effluvio al profumo di rosa, quasi fossimo in una pubblicità patinata!

Tramonto da Marte?

Negli ultimi giorni del novembre 2022 le particolari condizioni atmosferiche, con bassa umidità e scarsa presenza di particelle in sospensione, hanno regalato una meravigliosa serie di albe e tramonti nel centro-nord Italia. Per godere al meglio di simili spettacoli bisogna trovarsi in una località di pianura, o perlomeno disporre di una linea dell’orizzonte ad una quota sufficientemente bassa perché i raggi solari si possano caricare dei classici colori rosso-arancione. Molte sono state le foto scattate da varie località italiane di pianura, dalla Romagna al Veneto, ma io ho selezionato questa per la suggestione che emana (ricorda vagamente alcuni scatti inviati dalle sonde marziane!) e perché è del mio amico Gianni 😉
Trattandosi di un blog dedicato alle nuvole, non potevo scegliere un’immagine con il cielo completamente sereno. Pubblico quindi questa tra le tante ricevute, nella quale un ammasso di cirrocumulus lenticularis sembra protendere un “dito” (un brandello di contrail, una scia d’aereo) che indica esattamente dov’è lo spettacolo. OK, è un’interpretazione un po’ (tanto) fantasiosa, ma cos’è tutto sommato la contemplazione delle nubi se non scienza e fantasia che vanno a braccetto? 🙂

Dare visibilità agli ultimi

Lo scrittore e fondatore della Cloud_Appreciation_Society lo sottolinea più volte nel suo famoso libro “The Cloudspotter’s Guide”: alcuni generi di nubi, quelli talmente sottili da risultare quasi invisibili, danno al mondo un segno della loro presenza all’alba e al tramonto. Per il resto della giornata si limitano a velare leggermente il cielo, risultando talmente eterei da passare inosservati ai più… esclusi ovviamente gli imperterriti contemplatori delle nuvole, quelli con il naso spesso all’insù!
Ecco, questo è uno di quei casi. Questo velo di cirrostratus che si colora dei raggi solari (eh già, perché sono i raggi del sole ad essere rossi!) vive il suo momento di gloria prima di tornare nell’anonimato per il resto della giornata. Questi cirrostrati devono ringraziare il ciclista fotografo che li ha immortalati e ha regalato loro visibilità 😉

Energia effimera

Questa foto di un temporale notturno nel cielo di Bolzano mi ha dato la possibilità di rispolverare alcune nozioni che avevo assimilato al liceo scientifico ormai… una vita fa, e che avevo quasi del tutto dimenticato. Ringrazio per questo Gabriele, l’autore dello scatto, che ha passato una serata di inizio agosto 2022 a “cacciare” le migliaia di fulmini che stavano illuminando la città. Ebbene, si parla spesso dei fulmini come di una possibile, enorme fonte di energia pulita. Pensare per esempio che al momento della scarica tra la nuvola temporalesca e il terreno si può arrivare a differenze di tensione di 100 o più milioni di volt fa davvero impressione… il fulmine stesso, poi, è costituito da un flusso di corrente che ha un’intensità di decine o alcune centinaia di migliaia di ampere e scarica a terra una potenza di 500.000 Megawatt, una cifra che si fatica a concepire. Ma c’è un “ma”: un fulmine ha una durata di poche decine di milionesimi di secondi! La cattura di un fulmine, in realtà, permetterebbe di immagazzinare una quantità di energia appena sufficiente a mantenere accesa una lampadina da 100 watt per un paio di giorni, circa 4000 wattora. Qualcuno potrebbe pensare che la soluzione sarebbe allora quella di catturare tanti fulmini, magari tutti quelli che balenano nel cielo italiano in un anno, ma il contributo anche in questo caso si fermerebbe a soli 600-700 GWh (Gigawattora), una frazione minuscola del consumo attuale di elettricità nel nostro paese, che supera abbondantemente i 300.000 GWh annui. Che dire, quindi… godiamoci lo spettacolo e lasciamo alle generazioni future il dilemma: potremo mai sfruttare adeguatamente l’energia dei fulmini?

Mille foto per mille emozioni

Questo articolo è un doveroso omaggio a un amico “forumista” di MeteoTriveneto, Paolo (Paolino sul forum 😉 ) esperto di radiocomunicazioni, webcam, reti e mille altre diavolerie di cui io capisco poco o nulla. Per quanto lui cerchi di farmi comprendere concetti e acquisire conoscenze basiche, la mia testa dura respinge tutto e vanifica ogni suo sforzo. Però il frutto del suo encomiabile lavoro è sotto gli occhi di tutti, perché l’area nuvole del forum straborda di mille fotogrammi catturati dalle sue telecamere. Si veda qui, qui e qui, per esempio, e qui per seguire l’evoluzione della sua strumentazione nel tempo.
Con un lavoro certosino, Paolo seleziona gli istanti che meritano di essere conservati perché una nube ha voluto dare sfoggio di sé, o perché l’alba si è tinta di un meraviglioso arancione, o magari semplicemente perché il cielo in quel momento era bello, e la bellezza va condivisa.
Devo ammettere che il numero di scatti è talmente grande da rendere la scelta ardua. Alla fine ho optato per questa alba novembrina, una foto scattata verso est con il sole che spunta all’orizzonte e un altocumulus che sembra ritrarsi perché noi si possa godere di cotanto spettacolo.
Lo dico qui, a “casa mia”, con un po’ mi rammarico: dispiace che un simile archivio e un tale bagaglio di conoscenze non vengano opportunamente valorizzate. Egoisticamente mi basta la considerazione che, quando voglio staccare un attimo, posso digitare un link e gustarmi l’immancabile perla quotidiana di Paolo 🙂

La bellezza in cielo

Potremmo disquisire a lungo sul motivo per cui questa strisciata di altocumuli abbia una forma così sinuosa, quasi fosse un’increspatura che scorre su un fondale basso e irregolare e che si adagia gradualmente sul bagnasciuga. La deformazione potrebbe essere dovuta al passaggio di una corrente mediamente settentrionale, che attraversando le Alpi viene deformata, con parte dell’umidità che condensa e genera questi altocumulus, destinati senza dubbio a vita breve.
Tutto sommato, la disquisizione non sarebbe poi così importante… ciò che conta è che qualcuno (Marco, in questo caso, utente luppolastro sul forum di MeteoTriveneto) abbia avuto la prontezza e la sensibilità di immortalare questo momento e di ricordarci quanta bellezza ci sia lassù, in cielo, lontanissimo dalle nostre preoccupazioni terrene.
Io cerco di non dimenticarlo mai, nemmeno nei momenti più bui. Perché è una delle cose che mi tiene VIVO.

Nuvoletta dispettosa!

L’ho sicuramente scritto in qualche post più sotto, ribadendo il pensiero del guru di noi osservatori di nuvole, Gavin Pretor-Pinney: a volte le nuvole vanno semplicemente guardate per quanto sono belle, per la scenografia che mettono in piedi senza neanche sforzarsi più di tanto… eccone qui un esempio! Una nuvoletta dalla forma tondeggiante (e già questo è singolare) che si sovrappone esattamente al sole, quasi volesse fare un dispettuccio a qualcuno che sta curando la sua abbronzatura 😀 A completare il quadretto, uno sbuffo nella parte bassa dell’immagine che sembra proprio uscire dal camino! Mamma mia quanto sarebbe noioso il cielo diurno senza nuvole, non ci voglio nemmeno pensare! Se poi vogliamo fare i saccenti, aggiungiamo che il genere a cui appartengono i protagonisti di questa foto è chiamato cumulus. A quello dispettoso assegniamo la specie fractus (un brandello di nube partito da chissà dove), al “fumo” forse la specie humilis, il primo gradino nell’evoluzione di una nube cumuliforme, anche se è difficile valutarne la distanza e quindi la dimensione.
Un grazie all’utente basaneta che ha pubblicato la foto nella sezione “Nuvole” del forum di M3V e che mi ha dato il permesso di postarla.

Whale’s mouth e altri sogni

Altra breve fuga in bici+treno, lontano da tutto e da tutti. Ultimamente ho allargato il raggio d’azione e anche arrivare a metà della mia bella Italia non è più un problema 😉 L’ennesima zingarata mi ha portato a Orbetello, dove tra cielo, sole, mare e aromi mediterranei ho vissuto momenti che non dimenticherò. Da buon appassionato di meteo normalmente scelgo periodi in cui è previsto tempo stabile, ma in questo caso mi sono fatto allettare dalle infiltrazioni fresche che avrebbero potuto generare qualche temporale pomeridiano in discesa dall’Appennino. E in effetti la mattina del 9 giugno 2022, mentre attraversavo la laguna di Orbetello, nubi dense e scure sormontavano minacciose Punta Telegrafo. Sembrava quasi che un gigante si fosse dimenticato di spegnere la macchina dei pop corn dopo una notte di baldoria. Com’era prevedibile, quei batuffoloni mattutini si sono gradualmente sgonfiati, ma la loro presenza era chiaro indice di instabilità atmosferica. Il tempo di disegnare in bici il perimetro dell’Argentario e di un passaggio sul meraviglioso tombolo della Feniglia ed ecco infatti profilarsi dietro le colline, verso est, una scurissima shelf cloud, segno di pioggia imminente. Non si scherza con il tempo che cambia quando si è al mare, immenso pentolone di energia pronta all’uso. Così ho pensato prima di tutto a portarmi vicino a casa e sono poi rimasto ad osservare una spettacolare whales’mouth, la zona più turbolenta di un temporale, fagocitare in pochi minuti quasi tutto il cielo. Il vento a livello del suolo, pur capriccioso e violento, dava solo una pallida idea di quello che stava succedendo in quota. Mille serpenti grigi e neri si avvinghiavano l’uno all’altro sopra la mia testa. L’enorme area delle precipitazioni sullo sfondo e un accenno di wall cloud poco più in là completavano un quadro da manuale della meteorologia. Sono stato lì a godermi fin che ho potuto la degna conclusione di una giornata perfetta sotto ogni punto di vista. Da ripetere. Di più: da vivere sempre e per sempre.