Il tuo momento di gloria

Ebbene sì, per l’ennesima volta devo tornare alle parole del papà di tutti noi cloudspotter, Gavin Pretor-Pinney: che cosa sarebbe un cielo senza nuvole? Quale spettacolo potrebbe offrire una distesa sempre uguale a se stessa, un enorme, monotono soffitto azzurro? Le nuvole impreziosiscono il cielo con la loro presenza, sempre e comunque. Che siano striature di cirrus, batuffoli di altocumulus, cumulonembi che spazzano il cielo o innocui cumulus humilis, come in questo caso.
Spesso sono le foto dei miei amici che mi ispirano, e in questo caso devo ringraziare Michele, un esperto di montagna, che mi ha inviato questa singolare foto dai rilievi che circondano Bolzano. Il genere cumulus è evidente, la specie humilis viene suggerita dal fatto che lo sviluppo verticale è scarso.
Siamo al tramonto, quindi la nuvoletta avrà ben poche possibilità di crescere ulteriormente, salvo repentini mutamenti nei parametri atmosferici. Il suo destino è quello di dissolversi malinconicamente nell’oscurità.
Eppure, nonostante l’apparente irrilevanza, (non dimentichiamo che stiamo comunque parlando di migliaia di litri d’acqua) questo cumulus è riuscito a ritagliarsi un breve momento di gloria. Sembra essersi messo proprio lì, davanti al sole, a dire: ehi, ci sono anch’io!
Ebbene, cara amica nuvola, un’anima sensibile ha raccolto il tuo appello. Eccoti immortalata in questo blog, ecco il tuo momento di gloria 😉

La nuvola, l’uomo e la macchina

A volte basta davvero poco per stuzzicare la fantasia del cloudspotter. Come nel caso di questa foto inviatami dall’amico Andreas, che conosce la mia passione per le nuvole. La fantasia, però, spesso fa a pugni con la scienza e porta a conclusioni affrettate e sbagliate.
Intendiamoci: classificare questa nuvola non è semplice, anche perché la foto non la ritrae per intero. Io, così, di primo acchito, mi sono detto: altocumulus undulatus! Non può essere, per vari motivi. Gli altocumulus, prima di tutto, presentano delle ombreggiature, magari sfumate, poco evidenti, parziali. Ma devono esserci, salvo rari casi. E poi, qui siamo in alta montagna e quelle nubi hanno tutta l’aria di trovarsi più su, molto più su, ben oltre la quota limite degli altocumuli, che si aggira sui 5500 metri.
Dunque? Beh, nel 2026 non siamo certo soli 😉 Una sterminata mole di informazioni, conoscenze e… macchine “intelligenti” aspettano solo di essere consultate. Guarda caso, tempo fa ho creato un GPT (https://chatgpt.com/g/g-67fabaf030848191bf40efccdb18d300-classificatore-di-nuvole) che permette di caricare la foto di una nuvola e chiederne la classificazione. Non è perfetto, ovviamente, perché la nefologia è materia difficile. Però, interagendo con il GPT, sono probabilmente giunto alla soluzione: si tratta del bordo sfrangiato di cirrocumulus lenticularis, talmente sfrangiato da dare vita a vere e proprie ondulazioni.
Eh già, perché in questi giorni (la foto è stata scattata in data 7/7/2026 sulle Alpi orientali) correnti in quota tese, mediamente da nord-ovest, scorrono sull’Italia, interagendo con la catena alpina e producendo nubi lenticolari, rotori e ondulazioni.
Tutto chiaro: genere cirrocumulus, specie lenticularis, varietà undulatus. Ci siamo arrivati, io e il mio GPT, ragionando pacatamente, senza pretendere di avere ragione a tutti i costi. Qualche scambio di battute, e abbiamo risolto la questione.
Quanto mi piace questa interazione uomo-macchina! 🙂

Come sempre, grazie nuvole!

Un'ombra proiettata nella nebbia con un alone di colori luminosi intorno, catturata in un paesaggio montano.

Questo spettro di Brocken, fotografato nel dicembre 2025 sulla mia adorata Panoramica, ha trasformato un normale giro in bici in un’esperienza che non dimenticherò. Lo ammetto, quel giorno ci speravo fin dal primo chilometro. Sapevo che le possibilità di assistere a questo fenomeno ottico non erano molte, perché molte condizioni devono verificarsi contemporaneamente. L’osservatore deve trovarsi in una posizione sopraelevata, su un costone di una montagna o di una ripida collina. Al di sotto, a breve distanza, deve trovarsi un mare uniforme di nubi orografiche o nebbia di pendio in aria stabile con poca o nessuna turbolenza. Dulcis in fundo, il sole deve essere relativamente basso, alle spalle dell’osservatore. Quel giorno tutto si è incastrato alla perfezione, ed è stato fantastico. Per oltre mezz’ora ho potuto vedere la mia ombra, di dimensioni apparentemente gigantesche, contornata da una gloria, aloni colorati concentrici, seguirmi ovunque. Perché si verifica la gloria? Diciamo che è una questione di interferenza… in pratica, parte della luce proveniente dal sole entra nelle goccioline della nuvola e subisce una riflessione, un’altra parte lambisce la gocciolina, si incurva per diffrazione e torna anch’essa indietro, verso l’osservatore. Questi due contributi prendono quindi la stessa direzione, avendo però percorso distanze diverse: hanno quindi una differenza di fase. Questa è la chiave dei colori che cingono la nostra testa. Me la sono cavata con poco, ma il succo è questo 😉 L’importante è aver potuto godere di un fenomeno del genere, per la prima volta nella vita. Curiosità: se vicino a me ci fosse stato un altro osservatore, ognuno avrebbe visto la propria gloria, e non quella dell’altro! 😀

Stratus… psichedelici!

In questa foto scattata da Marco Contarelli dal monte Denno, poco fuori Brescia, appaiono due livelli di nubi. Quello alto si direbbe una distesa di altocumulus, o forse stratocumulus, (difficile da capire con il buio) in parte corredati da virgae, bande di precipitazioni che non raggiungono il suolo. Ma è il livello sottostante che desta interesse, non tanto per la tipologia di nube, una coltre di stratus a contatto con il terreno (nebbia, quindi), di spessore ridotto, quanto per i giochi di luce che l’illuminazione cittadina produce. In questo caso assistiamo ad un effetto ottico diverso da quello che scompone la luce visibile nei vari colori (o lunghezze d’onda) fino a tingere il cielo di rosso con il sole basso o di blu/azzurro quando esso è alto sull’orizzonte. Qui parliamo di diffusione Mie, effetto per il quale le particelle costituenti le nubi, di dimensioni paragonabili alla lunghezza d’onda della luce, diffondono quest’ultima in tutte le direzioni dando rilievo ai toni giallo-arancio, tipici dell’illuminazione urbana. Ne derivano banchi di Stratus dall’aspetto opaco, uniforme, lattiginoso, con transizioni tra zone più e meno illuminate dolci e sfumate. Non si vedono margini netti delle nubi: la luce si perde gradualmente nel pulviscolo. Ma ciò che più colpisce è l’effetto generale: a me ricorda certe discoteche anni 70 in cui lampade colorate creavano strani giochi luminosi. Mi viene da dire che tutta la città stia ballando e cantando 😀 Ma la realtà, purtroppo, è meno poetica. Quel banco di nubi è impregnato di particelle di ogni genere, molte di origine antropica, sottoprodotti di motori a scoppio, riscaldamenti e attività industriali. C’è poco da far festa, quindi :-/

Un buongiorno come si deve

Ecco il buongiorno come dico io, in cui non possono mancare alcuni elementi fondamentali. Uno è il mare. Assodato. Senza mare nulla ha senso. L’altro è il cielo. E in questo caso è anche colorato. Ma un cielo vuoto dice poco. Ci vuole qualcosa che porti movimento, che desti interesse. E così, in un’alba che da sola sarebbe già tutto un programma, questi stratocumulus un po’ sfilacciati, che cercano stancamente di trascinarsi verso l’alto, danno il tocco finale. Non solo perché anch’essi si colorano di quella luce arancione e radente che pervade tutto, ma perché offrono alcuni spunti di riflessione dal punto di vista meteorologico. Siamo sulla costa romagnola, è autunno, in costa soffia il garbino, figlio del libeccio tirrenico che scende asciutto e mite da questa parte dell’Appennino. Mettiamoci un pizzico di turbolenza, la riserva di umidità del mare, ed ecco servite queste nubi, un po’ traballanti a dire la verità. Ma sufficientemente corpose ad imporre la propria presenza e completare il suggestivo quadretto. Un momento, cento elementi, mille emozioni. Basta saper cogliere 😉

Ricordi nuvolosi… che torneranno!

È un po’ che questa foto si aggira nella mia cartella immagini. Ogni tanto le butto un occhio, ma finora ho sempre rimandato il suo inserimento in Nefologicando, come si fa con un bel ricordo che si mette da parte per evitare rimpianti e nostalgia. Già, perché il teatrino che le nubi hanno messo in scena a più riprese in spiaggia durante lo scorso inverno è stato qualcosa che ho adorato alla follia. Mi sedevo in prima fila e lasciavo che le mie vaporose amiche si inventassero ogni sera qualcosa di diverso. Come se uno stuolo di attori di primissimo piano si prodigasse per rappresentare una commedia di qualche celeberrimo scenografo, ogni volta una nuova. In questa occasione, una roll cloud si è rigenerata più volte al margine di una famiglia di cumulonembi che sfilava sul mare, il tutto impreziosito dalla luce arancione del tramonto che avvolgeva ogni cosa. Che dire… non mi resta che attendere che le spiagge si svuotino per tornare nuovamente con un biglietto di prima fila in tasca 😉
PS: a ognuno il suo! Foto di Chiara Bonatti

Di certa c’è solo la varietà radiatus! ;-)

Ecco uno dei casi in cui il cloudspotter rischia figuracce storiche. Siamo al tramonto, con la luce radente che gioca a colorare e dare volume anche a nubi che generalmente appaiono piatte, come se fossero “spalmate” sulla volta del cielo. In effetti, ad una prima osservazione, si potrebbe pensare che in questa foto siano ritratti degli altostratus, a cui il calare del sole dona quel momento di gloria di cui spesso parla il nostro guru, Pretor-Pinney, nel suo libro “Cloudspotting. Una guida per i contemplatori di nuvole”. Ho cercato però di non fermarmi alle apparenze e ho applicato alcune delle regole a cui l’osservatore di nuvole deve sempre fare riferimento. Prima di tutto l’altitudine: a guardare il radiosondaggio di quel giorno, che tra gli altri dati riporta anche quello dell’umidità, la quota in cui era più probabile la condensazione si trovava intorno ai 3000-4000 metri, tipica sia degli altostrati che degli altocumuli. E allora? Anche guardando alle caratteristiche visuali delle nubi ritratte, non se ne esce. La “corposità”, che farebbe propendere per gli altocumulus, è di certo esaltata dalla luce radente, e potrebbe essere un elemento che trae in inganno, più che agevolare la classificazione. Non è il caso di rompersi troppo la testa 😉 Io propendo per gli altostratus, e ovviamente (almeno questo è fuor di dubbio!) per la varietà radiatus, in quanto le bande nuvolose sembrano convergere verso un unico punto all’orizzonte.
Anche questa volta me la sono cavata… forse 😅

Fantasmi sul Lago d’Idro

Il mitico Marco Contarelli ha colpito ancora! Durante uno dei suoi lunghi pellegrinaggi ciclistici sulle Prealpi bresciane, dove ormai i solchi lasciati dalla sua gravel sono divenuti parte integrante del paesaggio 😉 ecco questa foto a immortalare un momento in bilico tra il reale e l’immaginario. Queste nubi appaiono come fantasmi, presenze eteree che lambiscono il lago d’Idro. Dal punto di vista nefologico, queste nuvole basse – appartenenti al genere stratus – si formano quando aria fredda vicino alla superficie rimane intrappolata sotto una coltre più calda, fenomeno chiamato “inversione termica” tipico delle ore mattutine in autunno e inverno.
Ma in questo caso, al di là della fisica tutto sommato ordinaria dell’evento, ciò che colpisce è l’aspetto spettrale di queste creature, che sembrano materializzarsi per un breve istante nel mondo reale. Sono fantasmi silenziosi che si avvicinano alla riva, si specchiano vanitosi nell’acqua e poi svaniscono, senza lasciare traccia. Peccato per chi si è perso lo spettacolo… bisogna alzarsi presto, essere sportivi e avere uno spirito particolarmente avventuroso. Tutte caratteristiche del nostro Marco 😉

Una montagna d’acqua

Questa foto, scattata da Chiara Bonatti di Infraspecie, mostra la sommità di un enorme cumulonimbus capillatus incus. Della nuvola in questione si vede solo l’incudine (incus, appunto), la struttura che si apre a ventaglio quando la torre temporalesca tocca la tropopausa. Concentriamoci su di essa e tralasciamo le altre protuberanze, più vicine e di dimensioni molto più modeste. Per dare un’idea dell’imponenza di questa vaporosa entità, si consideri che la montagna di cui si scorge il profilo, il monte Colle che sovrasta Bolzano, tocca quota 1600 metri. Ebbene, la nuvola in questione è alta quasi otto volte tanto. La quantità d’acqua che essa contiene è un numero talmente spropositato da far girare la testa: parliamo senza dubbio di oltre 500 milioni di litri. Nel momento dello scatto il bestione si trovava a circa 100 km in linea d’aria, sulla Pedemontana veneta. La curvatura terrestre fa sì che della nube sia visibile solo la parte sommitale. Se la Terra fosse piatta e se non ci fossero le montagne di mezzo, lo spettacolo sarebbe ben diverso e la tempesta di fulmini, comunque visibile anche da Bolzano, ben più scenografica… 100 km non sono poi molti per un simile gigante!

Una danza al tramonto


Questa spettacolare immagine dell’amico Marco propone così tanti spunti, che è impresa ardua concentrarli tutti in poche righe.
“Nel crepuscolo il cielo si tinge di sfumature dorate e arancioni, mentre nuvole sospese danzano in un’atmosfera eterea”, ecco la descrizione di una delle tante piattaforme di intelligenza artificiale alla quale ho dato in pasto l’immagine… e devo dire che la parola “danza” mi ha colpito! Sì, è proprio una danza, allegra ma composta, di nubi appartenenti al genere cirrus. È come se qualcuno avesse organizzato uno di quegli incontri di famiglia in cui cugini, nipoti e parenti vari si vedono dopo tanti anni. Ogni membro della famiglia Cirrus ha le sue particolarità; tradotto in gergo meteorologico vuol dire che appartiene ad una specie diversa. C’è il fibratus, con le sue strisce sottili e allungate, che si estende come una tela di luce, notiamo l’uncinus, con la sua forma a gancio o coda di cavallo, e ci sono anche gli spissatus, densi e grigi, gli unici in grado di celare il sole con la loro presenza. Tutti impegnati a danzare amabilmente e chiacchierare del più e del meno. Inconsapevoli del fatto che ci sono persone tanto sensibili, come l’amico Marco, da tenere gli occhi alti al cielo e riuscire ad immortalare questa curiosa riunione di famiglia 😉