Il pileus lenticolare

Ha proprio ragione il presidente di Meteo Triveneto, Stefano Zamperin, quando dice che la sezione nuvole del forum è un unicum che contraddistingue l’associazione. Ed è proprio scavando nelle sue discussioni che spesso e volentieri saltano fuori “prelibatezze” come questa foto dell’utente Misterfrut, che io preferisco chiamare con il nome di battesimo, Mauro 😉 Da dove salta fuori quello strano cappello posto sul tetto della nube cumuliforme? Lo scambio di post che si è sviluppato rende bene l’idea della competenza e dello spirito di osservazione che caratterizza molti dei soci. L’input più importante è partito da Edward (ward9 sul forum) che così ha scritto: un pileus che per modalità di formazione è una lenticolare (o meglio, più in generale, una “nube d’onda”), e che staziona sopra il cumulo o cumulonembo. In questo caso è lo stesso Cu o Cb a creare l’onda orografica, fungendo da ostacolo ai venti: in pratica si crea una lenticolare sulla sommità del Cu o del Cb, come si creano le cap cloud alle sommità dei monti. Spiegazione chiara e plausibilissima: la colonna di aria calda che sta generando la nuvola svolge la funzione di ostacolo orografico, come farebbe una montagna, generando le condizioni per la formazione di una nube lenticolare. Ancora una volta il mondo delle nuvole ci regala una configurazione bizzarra e apparentemente incomprensibile. Ma quando ci sono passione e conoscenza si viene a capo di tutto… o quasi 😉

Tre generazioni di nuvole

A prima vista, questa foto ci parla di alcuni grossi nuvoloni in montagna che stanno scatenando un temporale di cui probabilmente poco o nulla giungerà in pianura. Nulla di eccezionale, si potrebbe dire. Eppure questo scatto ha un suo perché, dato che ritrae ben tre generazioni di nuvole… nonno, padre e figlio, se vogliamo umanizzare il quadretto 😉 Si tratta di tre distinte “pulsazioni” verso l’alto di aria calda e umida, ognuna delle quali ha generato una nube cumuliforme sopra la catena montuosa del Lagorai, in Trentino. La più anziana è quella più alta; si tratta di un cumulonimbus capillatus incus in fase senescente, che si dissolverà lasciando dietro di sé qualche fascio di flebili cirrus a spasso per il cielo. Il secondo è quello più in salute, un vigoroso cumulonimbus calvus che sta sicuramente dando qualche grattacapo agli immancabili, incauti escursionisti ignari del bollettino meteo di giornata. Il terzo nuvolone, quello più in basso, molto scuro perché all’ombra delle precedenti generazioni, appartiene invece al genere cumulus, specie congestus; è ancora in crescita, insomma, e probabilmente seguirà il destino dei suoi predecessori. C’è qualche correlazione tra le tre generazioni? Ma certo! Esattamente come nell’albero genealogico di una famiglia, il primo ha dato vita al secondo, che ha poi generato il terzo. Come? La pioggia e la grandine in caduta scalzano dal terreno nuove bolle di aria calda e umida, che dirigendosi verso l’alto condensano in nuovi, grossi nuvoloni. Il figlio non si forma esattamente sotto il padre, dove prevalgono le correnti discendenti, ma un po’ a lato, a seconda del vento dominante ad una certa quota. Dobbiamo quindi sforzarci di guardare la foto intuendo più scenografie poste a distanze diverse, a dare profondità al tutto.
Curioso, no? Anche le nubi possono avere genitori e figli! 😉
La foto è stata scattata l’8 luglio 2013 da Michele Martinelli (mike1966 sul forum di M3V) a Pian dei Pradi (TN) in direzione della catena del Lagorai.

La dura vita del cloudspotter

Questa foto, che in me evoca ricordi e suggestioni molto forti, è stata scattata sull’adorata Panoramica Gabicce-Pesaro durante una delle mie avventure in bici+treno. Quel giorno il vento soffiava impetuoso e con provenienza irregolare. In quei casi la vegetazione dà un’idea di quanto le correnti spazzino il terreno; su di essa infatti, soprattutto sull’erba alta, si evidenziano le raffiche lineari, i mulinelli e le folate che talvolta vanno a creare curiosi intrecci. Ma è osservando la superficie del mare che ci si rende conto di quanto capriccioso sappia essere il vento. La superficie dell’acqua presentava infatti increspature, onde e strane forme circolari che cambiavano in ogni momento. Mi sono fermato a godermi quel singolare spettacolo pensando che, inevitabilmente, anche le nuvole subiscono lo stesso strapazzo, pur giungendo in quota un po’ affievolito l’effetto deformante della morfologia terrestre. E se il contesto è così volubile e mutevole, è chiaro perché la foggia delle nubi cambi continuamente e perché noi cloudspotter talvolta ci rompiamo invano la testa nel tentativo di classificare un tipo di nube! Un po’ come se cercassimo di fare una foto ad un amico in sella a un destriero imbizzarrito; quello che ne verrebbe fuori sarebbe ben lontano dall’immagine reale… è dura la vita degli osservatori di nuvole… 😉

L’artista delle nuvole

In questa rassegna di nuvole non poteva mancare un omaggio ad un artista che ha fatto delle nostre vaporose amiche le protagoniste di gran parte delle sue opere. Mi riferisco a John Constable (1776-1837), uno dei maggiori pittori paesaggisti del Romanticismo, citato svariate volte anche in “Cloudspotting”, la famosa guida per gli osservatori di nuvole di Gavin Pretor-Pinney. Nelle nuvole Constable vede la manifestazione della divinità e l’idealizzazione delle forze della Natura. I suoi dipinti sono spesso caratterizzati da marcati chiaroscuri, che rendono le scene rappresentate inquietanti, quasi impressionanti. È il caso di “Studio per paesaggio marino, barca e cielo tempestoso”, un dipinto ad olio terminato intorno al 1828. Ad un osservatore di nuvole salta subito all’occhio la matericità della nube temporalesca che Constable ha ritratto. Si direbbe quasi un essere a sé stante, e non la semplice manifestazione del vapore acqueo contenuto nell’atmosfera. Con una mole del genere, la nuvola va classificata senza dubbio nel genere cumulonimbus, specie calvus. Ma probabilmente sto andando al di fuori di quelle che sono le intenzioni dell’autore… non credo gradirebbe un’interpretazione così didascalica della sua opera 😉

Il nefologo e l’osservatore

Ormai per me sta diventando un’abitudine ciondolare sul web alla ricerca di foto “nuvolose” che possano stuzzicare la mia fantasia. Tra il forum di M3V e le risorse presenti sul web potrei trascorrere molti momenti lieti, su questo non c’è dubbio. Oggi è il turno della foto di un certo Sasha Ibragimov, presente su unsplash.com, che ho trovato stimolante sia per l’occhio del nefologo che per quello del semplice contemplatore di paesaggi. È stata scattata sul mar Baltico, di certo nel periodo estivo visto il genere di nuvole ritratte. Trattasi di stratocumulus cumulomutatus… in sostanza cumulus che dopo il tramonto perdono lo slancio verso l’alto e si afflosciano, diventando vecchi signori flaccidi e senza vigore. Ciò che ne rimane sono appunto questi stratocumulus, che andranno poi dissolvendosi nel corso della notte. OK, questa la parte nefologica, ma l’opinione del contemplatore qual è? Beh, devo dire che non ho una grande confidenza con l’acqua, ma quel rudimentale pontile che si inoltra nel mare, quasi a voler raggiungere le nuvole, mi intriga assai. Quanto mi piacerebbe entrare nella fotografia e capire fin dove mi spingerei. “Arrivare sotto le nuvole” sarebbe senza dubbio il mio obbiettivo, ma non so se ci arriverei, chissà 😉

Non manca nulla

Che cosa manca in questa foto? Questa è la domanda che mi sono posto non appena l’ho vista. Ebbene, per me non manca nulla. C’è tutto quello di cui ho bisogno. C’è il mare. Un tramonto. Una nube che danza. La notte che verrà a dispiegare il suo tappeto multicolore di stelle. E su tutto una stupenda atmosfera di pace e silenzio.
Curioso: nulla di tutto ciò che ho citato costa un solo cent. Ma è così: ciò che ci rende felici non costa nulla. Per questo veniamo costantemente martellati da messaggi che ci inducono a guadagnare e comprare, a possedere ed apparire… perché, se scoprissimo la verità, questo sistema perverso crollerebbe in un attimo. Vivremmo di poco, ma felici. Troppo facile? Io non credo.
PS: diamo un po’ di spazio anche alla nefologia 😉 Trattasi di cirrocumulus Kelvin-Helmoltz, prodotto da ondulazioni e incroci di correnti atmosferiche poste a livelli diversi. Foto che ho trovato qui: https://forum.meteotriveneto.it/node/3184

Meduse nel cielo!?

In questa foto l’amico Samuele (Prato Ventoso nel forum di M3V), ha immortalato delle spettacolari strutture nuvolose nel cielo di Solda, in alta Val Venosta. L’immagine mi ha riportato alla memoria le parole del maestro di tutti noi cloudspotter, Gavin Pretor Pinney: anche il cielo tutto sommato è un mare, quasi impalpabile, con caratteristiche diverse, ma pur sempre un fluido dotato di una certa densità. Noi uomini potremmo essere paragonati a dei crostacei che si aggirano sul fondale e che hanno talvolta l’occasione di osservare strane creature dotate di tentacoli librarsi sopra di loro. Una visione molto poetica, ma forse un pochino troppo lontana dalla realtà 😉 Con un po’ più di rigore scientifico diciamo che quelle nubi sono dei bellissimi esemplari di altocumulus floccus virga. La virga, il filamento di cristalli di ghiaccio che cade dal corpo nuvoloso, è una particolarità supplementare che caratterizza anche altri generi di nuvole; qui, però, possiamo assistere ad una esibizione di rara bellezza!

La torre di Pisa delle nuvole!

Questa foto, scattata da Andreas Cassina, mostra un curioso esempio di nube orografica. Si tratta di un cumulo generato in seguito al vento che, provenendo dalla sinistra della foto, è costretto a risalire la barriera costituita dal bastione roccioso. La condensazione (che, ricordiamolo, libera calore) è in questo caso pressoché immediata; l’aria evidentemente è molto umida e basta una minima diminuzione di temperatura per produrre le microscopiche goccioline che formano la nube. La risalita dello sbuffo prosegue anche oltre l’ostacolo, trovandosi esso a “galleggiare” in aria più fredda e quindi più pesante. Il vento in libera atmosfera, che soffia con maggior decisione, contribuisce poi a dare l’ultimo tocco al suggestivo quadretto, inclinando la torre nuvolosa quasi ci trovassimo in Piazza dei Miracoli 😉

Uno strano quadro in cielo

E niente… non riesco a staccarmi dall’immenso archivio del forum di M3V. In questo caso la foto è dell’utente ward9 (https://forum.meteotriveneto.it/node/9834) e ritrae un vero e proprio quadro appeso in cielo. In questa singolare opera d’arte c’è però qualcosa di strano: com’è possibile che la contrail (la nube filiforme, generata dal passaggio di un aereo) proietti la sua ombra dal basso verso l’alto? La spiegazione è più semplice di quello che si possa credere, e l’ha data con grande acume l’utente Fitti. La contrail non si trova SOTTO al banco di cirrocumulus, bensì SOPRA! Ci vuole un po’ di fantasia per rovesciare quello che i sensi suggeriscono, ma una volta riusciti tutto è chiaro!

A scuola di lacunosus ;-)

Suona un po’ strano associare la parola “scuola” con un’altra che ricorda fin troppo da vicino una mancanza (una lacuna, appunto), di quelle che, se non recuperate, portano ad una sonora bocciatura. Eppure, in questo caso l’abbinamento ci sta tutto; la foto raffigura infatti la varietà lacunosus, che alcune nuvole (in questo caso il genere cirrocumulus) possono presentare. Quando una nuvola ci offre questa varietà è più vuota che piena… ebbene sì, in questo caso è il “buco”, più di quello che sta intorno, che ci permette di giungere alla corretta classificazione!
La varietà lacunosus, infatti, si ha quando la nube contorna ampi spazi vuoti. Ce ne vuole di fantasia per essere dei buoni osservatori di nuvole 😉
In questo caso il merito va all’utente ward9, che ha scattato questa foto in provincia di Vicenza il 18/2/2012. La relativa discussione si può consultare nella sezione “Nuvole trivenete” del forum di M3V a questo link.