Una montagna d’acqua

Questa foto, scattata da Chiara Bonatti di Infraspecie, mostra la sommità di un enorme cumulonimbus capillatus incus. Della nuvola in questione si vede solo l’incudine (incus, appunto), la struttura che si apre a ventaglio quando la torre temporalesca tocca la tropopausa. Concentriamoci su di essa e tralasciamo le altre protuberanze, più vicine e di dimensioni molto più modeste. Per dare un’idea dell’imponenza di questa vaporosa entità, si consideri che la montagna di cui si scorge il profilo, il monte Colle che sovrasta Bolzano, tocca quota 1600 metri. Ebbene, la nuvola in questione è alta quasi otto volte tanto. La quantità d’acqua che essa contiene è un numero talmente spropositato da far girare la testa: parliamo senza dubbio di oltre 500 milioni di litri. Nel momento dello scatto il bestione si trovava a circa 100 km in linea d’aria, sulla Pedemontana veneta. La curvatura terrestre fa sì che della nube sia visibile solo la parte sommitale. Se la Terra fosse piatta e se non ci fossero le montagne di mezzo, lo spettacolo sarebbe ben diverso e la tempesta di fulmini, comunque visibile anche da Bolzano, ben più scenografica… 100 km non sono poi molti per un simile gigante!

Una danza al tramonto


Questa spettacolare immagine dell’amico Marco propone così tanti spunti, che è impresa ardua concentrarli tutti in poche righe.
“Nel crepuscolo il cielo si tinge di sfumature dorate e arancioni, mentre nuvole sospese danzano in un’atmosfera eterea”, ecco la descrizione di una delle tante piattaforme di intelligenza artificiale alla quale ho dato in pasto l’immagine… e devo dire che la parola “danza” mi ha colpito! Sì, è proprio una danza, allegra ma composta, di nubi appartenenti al genere cirrus. È come se qualcuno avesse organizzato uno di quegli incontri di famiglia in cui cugini, nipoti e parenti vari si vedono dopo tanti anni. Ogni membro della famiglia Cirrus ha le sue particolarità; tradotto in gergo meteorologico vuol dire che appartiene ad una specie diversa. C’è il fibratus, con le sue strisce sottili e allungate, che si estende come una tela di luce, notiamo l’uncinus, con la sua forma a gancio o coda di cavallo, e ci sono anche gli spissatus, densi e grigi, gli unici in grado di celare il sole con la loro presenza. Tutti impegnati a danzare amabilmente e chiacchierare del più e del meno. Inconsapevoli del fatto che ci sono persone tanto sensibili, come l’amico Marco, da tenere gli occhi alti al cielo e riuscire ad immortalare questa curiosa riunione di famiglia 😉

Raggi crepuscolari… aurorali!?

Se ti è mai capitato di osservare dei fasci di luce che si irradiano nel cielo all’alba o al tramonto, come se il Sole stesse lanciando degli strali dorati, beh, allora hai già avuto a che fare con i raggi crepuscolari 😉
Per dare una spiegazione semplice del fenomeno, proviamo ad immaginare la luce della nostra stella come un fiume di fotoni. Quando la corrente incontra degli ostacoli, (le nubi, nel nostro caso) i fotoni vengono deviati e sparsi un po’ ovunque… per essere più precisi, alcune fasce rimangono in ombra mentre altre ricevono luce. In queste fasce le particelle contenute nell’aria (polvere, goccioline d’acqua) si comportano come minuscoli specchi, diffondendo la luce e rendendo i raggi ancora più visibili; per goderci al meglio questo spettacolo dobbiamo quindi cercare cieli con nuvole e foschia, dove le particelle in sospensione nell’aria sono più abbondanti. In questa foto, scattata in Puglia dall’amico Carlo, i raggi crepuscolari sono visibili… all’alba! La genesi del fenomeno è comunque la stessa.

Le inglesi vanitose


Questa immagine, scattata a Londra dall’amico Carlo, è un concentrato di spunti per il cloudspotter. Intendiamoci: le nuvole ritratte non sono particolarmente significative dal punto di vista nefologico e non possono dare vita a nessun fenomeno di rilievo. Eppure molte sono le considerazioni che può fare un osservatore del cielo davanti a questa suggestiva foto, dove sembra che vanitose abitanti dei piani alti si scrutino compiaciute nell’acqua. Prima fra tutte, la questione della classificazione… perché le nuvole, lo sappiamo, sono esseri sfuggenti e capricciosi. Ad un primo sguardo si potrebbe pensare infatti a cumulus, ma non è così! La caratteristica del cumulus è lo sviluppo verticale, più o meno accentuato a seconda dello stadio di crescita, mentre in questo caso le vaporose presenze risultano piuttosto appiattite. E c’è un altro dettaglio che fa propendere per una specie diversa: nei cumulus le “cupole”, i rigonfiamenti che fanno assomigliare queste nuvole a dei carciofi cresciuti in cielo, devono necessariamente essere uno solo per nuvola. Qui, invece, dalla base si alzano più “torrette”, piccole ma abbastanza evidenti in alcune unità. Ecco perché possiamo catalogare queste nubi come appartenenti al genere stratocumulus, “parenti” dei cumulus poco inclini alla verticalità. Ma non è mica finita qui 😉 Osservando bene la foto, le strisciate di nuvole sembrano convergere verso l’orizzonte; si può quindi introdurre la varietà radiatus. E se c’è la varietà radiatus, vuol dire che il vento in quota sta soffiando con una certa intensità! Ma se il vento soffia forte e le nubi si presentano solo in unità distinte, divise da ampi squarci di azzurro, l’umidità è certamente bassa ed eventuali gocce di pioggia difficilmente raggiungerebbero il terreno. Si potrebbe andare avanti così per un po’, ma non vorrei annoiare i miei 25 (magari!) lettori (cit. 🙂 )

Le nuvole del futuro ;-)

Bisogna tenersi sempre aggiornati, il mondo corre a mille! In questo periodo l’argomento “intelligenza artificiale” va per la maggiore e mi intriga assai… e allora perché non mettere alla prova il playground di Canva, chiedendogli di generare una nuvola immaginaria? 😉 Beh, il primo tentativo non è andato molto bene perché si sa, queste “intelligenze” sono ancora in fase di sviluppo nonostante i progressi siano evidenti e molto rapidi. Ho chiesto un cirrocumulus sul mare, ma ne è scaturita una nuvoletta striminzita, poco classificabile. Allora sono andato sul classico usando il prompt A cumulonimbus cloud in the blue sky above the sea e lasciando libertà all’interprete di “arricchire” la richiesta con caratteristiche a sua scelta. Quello che è saltato fuori mi piace assai. Mi piace quella base piatta, dalla forma un po’ inusuale per la verità, ma plausibile. Mi piace lo sviluppo verticale, con quei knuckles leggermente fuori posto perché dovrebbero trovarsi sull’incudine o nei suoi paraggi, ma va bene anche così. Sono contento. È stata una bella emozione 🙂

Di tutti i colori… un fascio!

Immagine didattica rivolta a chi ancora ignora che la luce del sole non è bianca, ma è un insieme di colori (in altre parole: frequenze) che il nostro occhio non può discernere. Tranne in occasioni come queste, con un cirrocumulus posizionato nel giusto fazzoletto di cielo, con i microscopici cristalli di ghiaccio di cui è costituito orientati in modo da scomporre la luce solare nei vari colori grazie a fenomeni di rifrazione e riflessione. Ne salta fuori una tavolozza straordinaria, che fuga ogni dubbio su quanto strano e variegato sia il cielo e il mondo delle nuvole. Foto scattata da Christian Bonatti nei pressi di Cima Paganella, in Trentino, il 25 gennaio 2024.

Cogli l’attimo!

Ho già dedicato ai fantastici scatti del “ciclista fotografo” Marco Contarelli (ribadisco l’invito a visitare il suo interessante blog) un paio di post in tempi recenti. Ma devo tornare sull’argomento, perché durante le uscite mattutine in bici Marco si diletta non solo a catturare panorami, ma anche a stuzzicare la mia curiosità 😉 E allora ecco qui una scenografica alba, con il profilo della penisola di Sirmione, sul lago di Garda, e un “gioco di nuvole allungate sopra al sole a fare da paralume”… le virgolette sono d’obbligo, visto che riporto parole sue! In questo caso c’è poca nefologia, ma molta bellezza. Quelle nuvolette disposte in riga, brandelli di stratocumulus in dissolvimento, sembrano intente a sfilare placidamente verso sinistra, l’una dietro all’altra, donando al quadretto quel tocco di meraviglia in più. Ricordiamolo ancora una volta: non sempre è necessario (e possibile) classificare le nubi… a volte basta solo guardarle e godere della bellezza supplementare che portano in cielo 🙂

Uno slalom alquanto speciale ;-)

Guardare questo giovane cumulonimbus che si staglia apparentemente immobile insieme a mille altri nel cielo limpido, con le sue scenografiche colonne di precipitazioni che giungono in pianura, mi fa sognare. Chiudo gli occhi e mi penso lì, alto sui pedali, a scalare il Monte Grappa con quella serenità che solo la bici mi sa dare, mentre contemplo il singolare quadretto. Lì dentro c’è tutto ciò che desidero: una montagna da conquistare a denti stretti simulando (pia illusione!) ritmo ed eleganza dell’immenso Marco Pantani, il panorama che si apre verso l’infinito e tante nuvolette dalle fogge più varie che punteggiano il cielo. In quei momenti la felicità fatta di poco o quasi nulla è a portata di mano.
Poi, conquistata la vetta, mi divertirei a rientrare in pianura valutando con l’occhio del cloudspotter l’evoluzione di quei nuvoloni intenti a rincorrersi nel cielo. La sfida sarebbe studiare il percorso giusto per sfuggire alle loro marachelle, perché questi furbacchioni giocano a bagnare le strade a macchia di leopardo, rendendole sporche e scivolose. Non è detto che riuscirei nel mio singolare slalom, perché un errore di valutazione di pochi minuti si tradurrebbe inevitabilmente in una bella infradiciata. In ogni caso mi ritroverei al termine della pedalata stanco, forse imbrattato, ma felice. È quello che io chiamo VIVERE.

Basta un dettaglio

Questa seconda metà di luglio 2023 rimarrà a lungo nella memoria dei meteorologi per il caldo asfissiante al Centro-Sud e per i devastanti temporali al Nord, con tanto di supercelle e chicci di grandine delle dimensioni di una palla da tennis, o anche più. Questo scatto del 19 luglio può essere preso ad esempio di questo tormentato periodo. Ad una rapida occhiata sembrerebbe di essere al cospetto di un classico cielo temporalesco, e forse qualcuno potrebbe interpretare quella fugace schiarita che si intravede sullo sfondo come la fine di un evento avverso. Ma all’occhio di un esperto (anche del semplice appassionato, per la verità) non può sfuggire quella vera e propria “parete” nuvolosa che si staglia nettamente sulla sinistra. Quel dettaglio fa parte dell’updraft di una cella molto intensa, che in quel momento sta martellando la Bassa Atesina, un’area pochi km a sud di Bolzano, luogo dove è stata scattata la foto. Il profilo netto e tormentato di quel breve tratto di nuvola la dice lunga sul vigore della colonna d’aria calda e umida in salita e quindi sulla quantità di acqua che viene letteralmente pompata verso l’alto. Ma ciò che sale, poi scende… e sulla Bassa Atesina si stanno aprendo le cateratte del cielo!

Il cielo alla rovescia, o forse no

In questo scatto i protagonisti sono i mammatus, vere e proprie “appendici nuvolose” delle incudini che durante un forte temporale si espandono a macchia d’olio nel cielo, al confine tra la troposfera e la stratosfera. Mi viene da dire che i mammatus ci permettono di guardare il cielo alla rovescia… o forse sarebbe meglio dire che sono loro a mettersi a testa in giù? Si tratta infatti di pacchetti di aria fredda (e quindi pesante) che precipitando innescano una vera e propria convezione al contrario. Le nuvole temporalesche hanno infatti l’abitudine di svilupparsi verso l’alto, e anche di gran carriera! Queste “particolarità supplementari” tendono invece verso il basso. Insomma, davanti ai mammatus faccio fatica a capire se stiamo guardando una cosa dritta dalla parte sbagliata o se la cosa è capovolta e noi siamo dalla parte giusta… boh! Godiamoci la foto, che è meglio 😉