
Su questa foto, scattata dall’amico Marco al tramonto di una bollente giornata dell’agosto 2026, ho fantasticato un po’, costruendo un dialogo tra una bimba e il suo papà.
Un dialogo che purtroppo è poco plausibile. Perché i papà e i bimbi, al giorno d’oggi, per la maggior parte del tempo sono piegati sui loro smartphone. Non guardano il cielo. E si perdono queste meraviglie.
Papà, guarda quella nuvola! Sembra enorme!
Lo è, bambina mia. E pensa che la stiamo vedendo da molto, molto lontano.
Da quanto lontano?
Se proprio vuoi un numero, direi centocinquanta chilometri. Forse anche di più. Quello che vedi è un gigantesco nuvolone chiamato cumulonembo, nato solo qualche ora fa.
Ma come fa una nuvola così grande a nascere tanto in fretta?
Tutto comincia da qualcosa che non vediamo: una corrente di aria calda e umida che sale in cielo. Si chiama termica. Il Sole scalda il terreno, il terreno scalda l’aria e l’aria comincia a salire. Mentre sale si raffredda, il vapore acqueo condensa e compaiono le prime goccioline. Poi la nuvola cresce, cresce ancora… finché, qualche volta, diventa un mostro come quello.
Un mostro?
Un mostro bellissimo. Fatto di miliardi di litri d’acqua e un numero grandissimo di cristalli di ghiaccio sospesi nel cielo.
E non cadono tutti insieme?
Per fortuna no! Ma sotto il nuvolone, quando era nel pieno della sua forza, qualche ora fa, sarà successo di tutto: pioggia, grandine, fulmini…
E quanto è alto?
Eh, più di dieci chilometri. Come andare da casa nostra a quella della nonna.
Dieci chilometri? Ma allora è più alto delle montagne!
Molto più alto. È proprio per questo che riusciamo a vederlo anche da così lontano, come vediamo la vela di una nave, lontana, sul mare.
E quelle specie di piume tutte intorno?
Sono una delle cose più belle. Quando il cumulonembo arriva molto in alto, incontra uno strato dell’atmosfera che gli impedisce di continuare a salire. Allora comincia ad allargarsi, come se avesse toccato il soffitto. Poi il vento trascina lontano i cristalli di ghiaccio e forma quelle lunghe distese sottili.
Sono cirri, papà?
Ma che brava, tesoro mio!
Quella nuvola sta ancora facendo il temporale?
Il peggio per chi sta lì sotto è già passato. Guarda il suo aspetto. È un gigante stanco.
Un gigante stanco?
Sì. Immagina che qualche ora fa si sia alzato in piedi, che abbia urlato con il tuono, che abbia lanciato fulmini, grandine e pioggia. Adesso fatica a reggersi in piedi. E il vento dispettoso ha cominciato a strappargli via la parte più alta, trasformandola in quelle enormi ali di ghiaccio.
Cosa gli succederà?
Si sta adagiando sulle montagne, ha tanto sonno.
E stanotte dormirà lì?
Non per molto.
Sparirà?
Completamente. Tutta l’acqua che non è caduta tornerà nell’atmosfera, e verrà trasportata altrove. Domani guarderemo lo stesso cielo e non ci sarà più traccia di questo gigante.
È una storia un po’ triste.
Un pochino. Ma le nuvole sono così, tesoro. Nascono, cambiano velocemente e poi scompaiono. Alcune vivono per giorni, altre soltanto poche ore. Questo gigante ha avuto una vita brevissima, ma molto movimentata. E si è messo un bel po’ in mostra, ha fatto sicuramente parlare di sé.
Allora quello è il suo ultimo tramonto.
Sì.
E quelle sono davvero le sue ali?
Se vuoi immaginarle così, sì. Un gigante che cerca di sbattere le ali, ma non ha più la forza di volare.
E poi arriva la notte.
E la notte, bambina mia, coprirà tutto con il suo silenzio.
Fino a domani. Poi, chissà, magari un altro gigante aprirà le sue ali.