Di certa c’è solo la varietà radiatus! ;-)

Ecco uno dei casi in cui il cloudspotter rischia figuracce storiche. Siamo al tramonto, con la luce radente che gioca a colorare e dare volume anche a nubi che generalmente appaiono piatte, come se fossero “spalmate” sulla volta del cielo. In effetti, ad una prima osservazione, si potrebbe pensare che in questa foto siano ritratti degli altostratus, a cui il calare del sole dona quel momento di gloria di cui spesso parla il nostro guru, Pretor-Pinney, nel suo libro “Cloudspotting. Una guida per i contemplatori di nuvole”. Ho cercato però di non fermarmi alle apparenze e ho applicato alcune delle regole a cui l’osservatore di nuvole deve sempre fare riferimento. Prima di tutto l’altitudine: a guardare il radiosondaggio di quel giorno, che tra gli altri dati riporta anche quello dell’umidità, la quota in cui era più probabile la condensazione si trovava intorno ai 3000-4000 metri, tipica sia degli altostrati che degli altocumuli. E allora? Anche guardando alle caratteristiche visuali delle nubi ritratte, non se ne esce. La “corposità”, che farebbe propendere per gli altocumulus, è di certo esaltata dalla luce radente, e potrebbe essere un elemento che trae in inganno, più che agevolare la classificazione. Non è il caso di rompersi troppo la testa 😉 Io propendo per gli altostratus, e ovviamente (almeno questo è fuor di dubbio!) per la varietà radiatus, in quanto le bande nuvolose sembrano convergere verso un unico punto all’orizzonte.
Anche questa volta me la sono cavata… forse 😅

Lascia un commento