Addio, sogni di gloria!

Il nuvolone ritratto nella foto potrebbe, a prima vista, non suggerire nulla di particolare. Invece si tratta di un cumulus congestus piuttosto interessante in quanto dimostra che, nonostante un imponente sviluppo verticale, non tutti i congestus siano destinati a diventare cumulonimbus. In questo caso, dopo una prima fase in cui le condizioni erano senza dubbio quelle “giuste”, qualcosa è andato storto. Forse un afflusso di aria più fredda e/o secca al suolo, il venire meno del riscaldamento solare o un aumento della pressione… fatto sta che il congestus (a base oltretutto piuttosto alta) è riuscito a vivere un momento di gloria solamente grazie alla cascata di virga che ha generato sotto di sé. Si tratta di una massa d’acqua che probabilmente non giungerà (o giungerà solo in piccola parte) al suolo a causa dell’evaporazione. Si potrebbe dire: tanto rumore per nulla! 😉
La foto è stata scattata dall’utente davide75 (Davide Rizzato) del forum di MeteoTriveneto

La roll che sembrava una flanking ;-)

Sembra il titolo di un bizzarro film, ma è proprio ciò che mi è capitato durante le vacanze estive a Cattolica l’11 luglio 2017. Nei giorni precedenti infiltrazioni di aria fresca atlantica avevano causato diversi temporali sulla regione alpina, alcuni anche molto forti. L’11 luglio una più decisa ondulazione delle correnti in quota permette all’instabilità di raggiungere zone poste più a sud. Quel giorno si registrano infatti intensi temporali in Emilia con episodi di downburst, correnti fredde in discesa dalle nubi temporalesche che si aprono a ventaglio non appena incontrano il terreno e generano fortissime raffiche. L’evento più importante si verifica sui lidi ravennati, con venti superiori ai 100 km/h, alberi caduti e danni a veicoli e abitazioni. Anche a Cattolica giunge l’eco di questi eventi; non tanto per i cumulonembi che sviluppano sul mare (e che non producono nulla di eclatante), quanto per la lunghissima roll cloud presentatasi in serata. Ebbene, in un primo momento avevo classificato quella nube lunga e affusolata come una flanking line, ovvero una strisciata di congesti che convergono verso il cumulonembo posto sulla destra. Ma un’osservazione più attenta ha chiarito meglio la situazione: in pochi minuti la “falsa flanking”, avvicinandosi, ha assunto forme morbide, quasi lenticolari, prendendo una direzione diversa rispetto al cumulonembo; infine essa si è spezzata in vari tronconi, che in termine tecnico vengono chiamati fractus. La fase più interessante si è verificata quando i fractus sono giunti sulla verticale di Cattolica: in contemporanea si è alzato un vento da nord che ha spazzato la cappa di caldo presente ormai da giorni, soffiando poi per diverse decine di minuti.
In sostanza la roll cloud era l’estrema testimonianza di quanto accaduto qualche ora prima ai lidi ravennati, posti 90 km più a nord!

Ombra di contrail

Le contrails sono nubi artificiali, generate dal passaggio di aerei in alta quota (circa 10.000 metri). Qualcuno le chiama anche “scie chimiche”… Dal punto di vista nefologico esse vengono generalmente classificate come cirrocumulus. In questo caso una contrail proietta la propria ombra su un cirrocumulus lenticularis; il sole si trova infatti sulla sinistra. Le nubi, più spesso di quello che si possa pensare, si dimostrano esseri molto sfuggenti: se avessi scattato la foto 30 secondi prima l’ombra sarebbe risultata molto più evidente!

La nube di Cenerentola

Cosa si sarà messo (letteralmente) in testa questo cumulus humilis? Di imitare i suoi lontani cugini cumulonimbus? Eh già, perché il “cappello” che copre la testa dell’umile cumuletto appartiene normalmente a un genere di nubi ben più grande e minaccioso! Il pileus si forma infatti sulla sommità delle nubi temporalesche, grazie alla poderosa spinta verso l’alto di correnti di aria calda e umida. La foto è stata scattata in condizioni atmosferiche di forte instabilità, abbastanza da garantire un vero e proprio momento di gloria a questa nuvoletta non proprio minacciosa… come Cenerentola, che ebbe il suo riscatto con tanto di carrozza e  vestiti eleganti. Chissà se la storia è finita allo stesso modo, e il cumuletto si è trasformato in un imponente cumulonembo…

Nube a paperella

Quello che appare nel titolo non è certo il nome scientifico, ma ci sono dei casi nei quali la forma della nube distoglie l’appassionato dalla classificazione e lo riporta a uno stadio infantile, quando nel cielo si cercavano navi, draghi e altre forme bizzarre 😀
La paperella, in questo caso, mi sembra abbastanza definita.
Per amor di precisione, diciamo anche che trattasi di cirrocumulus lenticularis 😉

 

Stratocumulus cumulomutatus

Su internet non ho trovato molto riguardo a questa nube mutante, derivante dalla completa trasformazione di nubi cumuliformi. La foto è stata scattata intorno alle 19 del 26/3/2017 dopo un pomeriggio caratterizzato da rovesci temporaleschi. Con il venire meno delle condizioni adatte alla costruzione delle torri nuvolose (spesso, come in questo caso, ciò avviene al tramonto), le strutture si sgonfiano e si appiattiscono, dando luogo a stratocumuli residui che vanno poi lentamente a estinguersi.

La tenuità…

Se dovessi dare un titolo a questa foto, lo farei così! Il velo di nubi a cui l’alba dona un colore rosato non potrebbe essere più tenue. Si tratta probabilmente di banchi di altocumuli, anche se ci troviamo in uno di quei casi che né l’aspetto né il radiosondaggio chiariscono del tutto la situazione. La foto è stata scattata il 18 marzo 2017 poco dopo le 6 dalla camera di un albergo di Gabicce… gran cosa la vista mare! 🙂

Piccola, ma cattiva!?

nube_in_ombraPiccola, eppure dall’aspetto inquietante, non trovate? Niente paura: si tratta del classico caso in cui l’apparenza inganna! La nuvoletta (un cumulus fractus) si trova semplicemente nel cono d’ombra di un ben più maestoso cumulonimbus (sullo sfondo si notano i falsi cirri generati dalla sua incudine). Tutto qui e nulla di più 😉

La “squall” che vorrei!

È da un pezzo che questa “radarata” (rappresentazione grafica delle precipitazioni su una porzione di territorio in base ai rilevamenti di un apposito radar) si aggira tra le mie immagini preferite. La guardo e la riguardo e mi dico: quanto vorrei assistere al passaggio di una squall line del genere!
Ma di cosa si tratta? Semplicemente di una linea temporalesca estiva che separa due masse d’aria molto diverse. Generalmente in Pianura Padana una squall line viene generata dall’ingresso di aria fresca o fredda, molto secca, che valica improvvisamente l’arco alpino occidentale e solleva la preesistente aria calda e umida. L’arrivo della squall è qualcosa di spettacolare: la linea “taglia” tutta la valle del Po da ovest a est, mantenendosi a sud dell’arco alpino e spegnendosi prima di giungere sulle coste adriatiche, ed è caratterizzata da colpi di vento, enormi cumulonembi, grandine, fulmini e forte turbolenza. Il tutto seguito da un bel ricambio d’aria e una gradevole frescura.
Quando mai potrò assistere a uno spettacolo del genere, mi chiedevo. Fino a che rimarrò in questa landa dimenticata da Giove Pluvio, le speranze sono nulle 😦

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Stratocumulus stratomutatus

Non ci facciamo spaventare dai paroloni 😉
Lo stratocumulus stratomutatus è semplicemente uno stratocumulo che è derivato (mutatus) da uno strato. Dopo diversi giorni di pioggia il tempo va migliorando; il cielo in montagna è sereno, ma negli strati medio-bassi permane una certa umidità che dà vita a questo livello di nubi sospese a mezz’aria. Il sole di fine novembre, pur debole, riscalda l’atmosfera quel tanto che basta per generare piccole turbolenze e rimescolamenti. Ne deriva una progressiva trasformazione, almeno in parte, degli strati in stratocumuli.

Stratocumulus stratomutatus