Nubi e tristezza ;-(

Anche le nuvole, a volte, riescono a infondere tristezza. Soprattutto inserite in un contesto del genere, dove montagne grigie e incombenti soffocano ogni fantasia… dal mio punto di vista il peggio che possa esistere! Vabbè, torniamo alla nefologia per descrivere i tre livelli di nubi presenti: partendo dal basso osserviamo un’area circoscritta di stratus, poi un livello intermedio di stratocumulus e infine il “tetto” del cielo costituito da altostratus. Ci tengo a ribadirlo: tristezza infinita!

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Qualcuno sta giocando a tris nel cielo!?

contrails_appiano
Contrails: questo il termine tecnico per identificare le scie di condensazione che si formano in coda agli aerei. Nome inglese, a differenza di molti altri generi, forse per il fatto che al tempo degli antichi romani queste nubi semplicemente… non esistevano! 😉
Da notare che, almeno nei minuti successivi alla loro formazione, queste scie tendono a generare una serie di granelli, l’uno accostato all’altro, classificabili come cirrocumulus. Se le condizioni di umidità sono favorevoli le scie tendono poi a espandersi e coprire vaste aree del cielo.

7/10/2016: lenticularis show :-)

20161007_lenticularisQuesta foto, scattata in Val di Funes il 7 ottobre 2016, mostra una classica situazione di föhn da nord in quota che provoca ondulazioni nelle correnti e conseguente formazione di spettacolari nubi lenticolari (in questo caso del genere altocumulus). Tra il 6 e il 7 ottobre molte furono le segnalazioni a sud dello spartiacque alpino.

Tripudio di lenticolari

Lenticolari_Walter

Pubblico questa immagine di Walter Petranzan che ritrae un cielo tappezzato di nubi lenticolari; essa fa parte di una serie di fotografie scattate il 3 settembre 2016 in prossimità dello spartiacque alpino, dove le correnti atmosferiche subiscono facilmente ondulazioni in seguito all’interazione con i contrafforti montuosi. Non è facile classificare correttamente queste nubi, ma dall’analisi del radiosondaggio di Udine sembra essere presente uno strato di aria più umida a quote medio-basse. Si tratta quindi con ogni probabilità di altocumulus lenticularis; in questa e in altre foto si osserva anche la varietà duplicatus, dato che alcuni elementi appaiono sormontati da altri della stessa natura a formare arditi equilibrismi aerei.

Un cumulonimbus… capellone!

Cumulonimbus_capillatus

Quando un cumulonimbus sfoggia una più o meno folta… capigliatura (che consistono in striature e pennacchi), significa che la parte sommitale della torre nuvolosa ha iniziato a ghiacciare in modo considerevole, dando vita ai falsi cirri (cirrus cumulonimbogenitus). È il momento in cui dalla specie calvus si passa alla capillatus; il cumulonimbus inizia ad assumere dimensioni notevoli e presto, se la struttura continuerà ad espandersi, comparirà anche l’incudine (nel caso in esame l’incudine appare solo abbozzata). Foto scattata ad Appiano nel pomeriggio del 7/5/2016.

Stratiformis e non floccus!

Altocumulus_stratiformis

Perché questi altocumulus sono stratiformis e non floccus? Eppure le unità costituenti sembrano abbastanza distinte! Non abbastanza però: se guardiamo la formazione nuvolosa nel suo complesso i fiocchi si toccano, e questo basta per far ricadere la nube nella specie stratificata.

Nulla vieta che con il passare dei minuti la situazione cambi e che i fiocchi si isolino uno dall’altra. Il mondo delle nuvole è quanto di più volubile possa esistere! 😉

Altocumulus o cirrocumulus?

Altocumuli_dubbio

Ecco uno delle (tante) situazioni che fanno penare gli appassionati di nefologia: quale genere assegnare a queste nubi? Posto che un radiosondaggio potrebbe fugare gran parte dei dubbi fornendo il livello di condensazione, se ci limitiamo alla fase osservativa possiamo dire che nella parte bassa della foto appaiono sicuramente degli altocumuli (lo deduciamo dalla forma a fiocchi e banchi ondulati provvisti di ombreggiatura). Nella parte centrale dell’immagine, invece, la questione si ingarbuglia: a parte le striature che indicano la particolarità accessoria chiamata virga, i piccoli fiocchi potrebbero appartenere al genere cirrocumulus, oltre che al già citato altocumulus.

In verità è probabile che si tratti di un genere “spurio”, nubi in fase di trasformazione che sono quindi, come spesso accade, difficilmente classificabili.

Cirrostratus nebulosus

Dalla “Bibbia” di noi osservatori di nuvole, il libro “Cloudspotting” di Gavin Pretor-Pinney: “I cirrostrati sono veli lattiginosi di nubi alte, in larga misura trasparenti, dall’aspetto liscio o fibroso. Tendono a coprire vaste aree del cielo, estendendosi per parecchie migliaia di chilometri quadrati, ma spesso sono così sottili da non essere neppure avvertiti. A volte peraltro creano il fenomeno degli aloni, anelli luminosi bianchi o colorati, chiazze o archi di luce intorno al sole o alla luna. […] Specie nebulosus se nella formazione non si riscontrano variazioni di tonalità.“

Ecco, si può leggere questa lunga e dettagliata definizione oppure osservare questa foto, scattata dall’amico Walter, traendone le stesse conclusioni 😉

Nimbostratus praecipitatio

Che avrà di tanto spettacolare questa foto, si chiederanno in molti… ebbene, nulla! 😉 Tranne il fatto che ritrae un nimbostratus praecipitatio, una nube abbastanza comune ma non facile da fotografare, in quanto si manifesta sempre in condizioni di scarsa luminosità. In questo caso l’autore (vedi http://forum.meteotriveneto.it/showthread.php?232-Nimbostratus-praecipitatio) è riuscito a evidenziare la nube  grazie al contrasto con il paesaggio retrostante. Un nembostrato è una nube spessa e densa, che genera precipitazioni continue e di una certa entità.

Nimbostratus_praecipitatio