Una montagna d’acqua

Questa foto, scattata da Chiara Bonatti di Infraspecie, mostra la sommità di un enorme cumulonimbus capillatus incus. Della nuvola in questione si vede solo l’incudine (incus, appunto), la struttura che si apre a ventaglio quando la torre temporalesca tocca la tropopausa. Concentriamoci su di essa e tralasciamo le altre protuberanze, più vicine e di dimensioni molto più modeste. Per dare un’idea dell’imponenza di questa vaporosa entità, si consideri che la montagna di cui si scorge il profilo, il monte Colle che sovrasta Bolzano, tocca quota 1600 metri. Ebbene, la nuvola in questione è alta quasi otto volte tanto. La quantità d’acqua che essa contiene è un numero talmente spropositato da far girare la testa: parliamo senza dubbio di oltre 500 milioni di litri. Nel momento dello scatto il bestione si trovava a circa 100 km in linea d’aria, sulla Pedemontana veneta. La curvatura terrestre fa sì che della nube sia visibile solo la parte sommitale. Se la Terra fosse piatta e se non ci fossero le montagne di mezzo, lo spettacolo sarebbe ben diverso e la tempesta di fulmini, comunque visibile anche da Bolzano, ben più scenografica… 100 km non sono poi molti per un simile gigante!

Le nuvole del futuro ;-)

Bisogna tenersi sempre aggiornati, il mondo corre a mille! In questo periodo l’argomento “intelligenza artificiale” va per la maggiore e mi intriga assai… e allora perché non mettere alla prova il playground di Canva, chiedendogli di generare una nuvola immaginaria? 😉 Beh, il primo tentativo non è andato molto bene perché si sa, queste “intelligenze” sono ancora in fase di sviluppo nonostante i progressi siano evidenti e molto rapidi. Ho chiesto un cirrocumulus sul mare, ma ne è scaturita una nuvoletta striminzita, poco classificabile. Allora sono andato sul classico usando il prompt A cumulonimbus cloud in the blue sky above the sea e lasciando libertà all’interprete di “arricchire” la richiesta con caratteristiche a sua scelta. Quello che è saltato fuori mi piace assai. Mi piace quella base piatta, dalla forma un po’ inusuale per la verità, ma plausibile. Mi piace lo sviluppo verticale, con quei knuckles leggermente fuori posto perché dovrebbero trovarsi sull’incudine o nei suoi paraggi, ma va bene anche così. Sono contento. È stata una bella emozione 🙂

Uno slalom alquanto speciale ;-)

Guardare questo giovane cumulonimbus che si staglia apparentemente immobile insieme a mille altri nel cielo limpido, con le sue scenografiche colonne di precipitazioni che giungono in pianura, mi fa sognare. Chiudo gli occhi e mi penso lì, alto sui pedali, a scalare il Monte Grappa con quella serenità che solo la bici mi sa dare, mentre contemplo il singolare quadretto. Lì dentro c’è tutto ciò che desidero: una montagna da conquistare a denti stretti simulando (pia illusione!) ritmo ed eleganza dell’immenso Marco Pantani, il panorama che si apre verso l’infinito e tante nuvolette dalle fogge più varie che punteggiano il cielo. In quei momenti la felicità fatta di poco o quasi nulla è a portata di mano.
Poi, conquistata la vetta, mi divertirei a rientrare in pianura valutando con l’occhio del cloudspotter l’evoluzione di quei nuvoloni intenti a rincorrersi nel cielo. La sfida sarebbe studiare il percorso giusto per sfuggire alle loro marachelle, perché questi furbacchioni giocano a bagnare le strade a macchia di leopardo, rendendole sporche e scivolose. Non è detto che riuscirei nel mio singolare slalom, perché un errore di valutazione di pochi minuti si tradurrebbe inevitabilmente in una bella infradiciata. In ogni caso mi ritroverei al termine della pedalata stanco, forse imbrattato, ma felice. È quello che io chiamo VIVERE.

Basta un dettaglio

Questa seconda metà di luglio 2023 rimarrà a lungo nella memoria dei meteorologi per il caldo asfissiante al Centro-Sud e per i devastanti temporali al Nord, con tanto di supercelle e chicci di grandine delle dimensioni di una palla da tennis, o anche più. Questo scatto del 19 luglio può essere preso ad esempio di questo tormentato periodo. Ad una rapida occhiata sembrerebbe di essere al cospetto di un classico cielo temporalesco, e forse qualcuno potrebbe interpretare quella fugace schiarita che si intravede sullo sfondo come la fine di un evento avverso. Ma all’occhio di un esperto (anche del semplice appassionato, per la verità) non può sfuggire quella vera e propria “parete” nuvolosa che si staglia nettamente sulla sinistra. Quel dettaglio fa parte dell’updraft di una cella molto intensa, che in quel momento sta martellando la Bassa Atesina, un’area pochi km a sud di Bolzano, luogo dove è stata scattata la foto. Il profilo netto e tormentato di quel breve tratto di nuvola la dice lunga sul vigore della colonna d’aria calda e umida in salita e quindi sulla quantità di acqua che viene letteralmente pompata verso l’alto. Ma ciò che sale, poi scende… e sulla Bassa Atesina si stanno aprendo le cateratte del cielo!

La nube misteriosa

Non valgo molto come fotografo, ma in questo caso sono riuscito a catturare una “preda” di tutto rispetto, perché la foggia di questo cumulonimbus capillatus incus è singolare e degna di attenzione. Personalmente non ricordo di aver visto un updraft (la colonna di aria calda e umida in ascesa che alimenta la torre nuvolosa) presentare a metà strada una strozzatura del genere, per poi riprendere vigore e volume a quote più alte. Si direbbe che l’updraft abbia cozzato contro uno strato d’aria ostile alla convezione (alla crescita della nube, in altre parole) e che sia riuscito a “bucare” l’ostacolo solo dove esso era più vigoroso, come una sottile membrana di gomma che viene lacerata nel punto di massima pressione. Più sopra le condizioni di temperatura e umidità tornano ad essere favorevoli allo sviluppo del cumulonembo, che si dispiega generando un’incudine (incus) dalla forma particolare… e un po’ striminzita, mi verrebbe da dire in un gergo poco tecnico! I lunghi filamenti ghiacciati che si dipartono dall’incudine fanno inoltre ricadere il cumulonembo nella specie capillatus.
Ora: la mia analisi sulla strozzatura è plausibile, ma non è detto che sia la verità 😉 Per capire “al volo” ciò che succede in cielo dovremmo avere tutt’altri occhi; se fossimo sensibili agli infrarossi, per esempio, potremmo seguire i complicati movimenti che avvengono in una situazione come questa, di forte instabilità atmosferica, con aria calda che sale e correnti fredde che precipitano al suolo.
Ciò che ho scritto rimarrà quindi un’ipotesi, che tra l’altro non trova conforto nei radiosondaggi di quel giorno. Se davvero questo strato atmosferico esistesse, dovrebbe essere evidenziato da un temporaneo aumento di temperatura con la quota, cosa che invece non trovo al link http://weather.uwyo.edu/upperair/sounding.html. Mi consolo con il fatto che il radiosondaggio è riferito ad una località piuttosto distante dal luogo in cui ho scattato la foto.
Dunque…? Beh, godiamoci questa stranezza del cielo, consapevoli che forse nemmeno i più autorevoli nefologi potrebbero capire cosa sia veramente successo!

Tre generazioni di nuvole

A prima vista, questa foto ci parla di alcuni grossi nuvoloni in montagna che stanno scatenando un temporale di cui probabilmente poco o nulla giungerà in pianura. Nulla di eccezionale, si potrebbe dire. Eppure questo scatto ha un suo perché, dato che ritrae ben tre generazioni di nuvole… nonno, padre e figlio, se vogliamo umanizzare il quadretto 😉 Si tratta di tre distinte “pulsazioni” verso l’alto di aria calda e umida, ognuna delle quali ha generato una nube cumuliforme sopra la catena montuosa del Lagorai, in Trentino. La più anziana è quella più alta; si tratta di un cumulonimbus capillatus incus in fase senescente, che si dissolverà lasciando dietro di sé qualche fascio di flebili cirrus a spasso per il cielo. Il secondo è quello più in salute, un vigoroso cumulonimbus calvus che sta sicuramente dando qualche grattacapo agli immancabili, incauti escursionisti ignari del bollettino meteo di giornata. Il terzo nuvolone, quello più in basso, molto scuro perché all’ombra delle precedenti generazioni, appartiene invece al genere cumulus, specie congestus; è ancora in crescita, insomma, e probabilmente seguirà il destino dei suoi predecessori. C’è qualche correlazione tra le tre generazioni? Ma certo! Esattamente come nell’albero genealogico di una famiglia, il primo ha dato vita al secondo, che ha poi generato il terzo. Come? La pioggia e la grandine in caduta scalzano dal terreno nuove bolle di aria calda e umida, che dirigendosi verso l’alto condensano in nuovi, grossi nuvoloni. Il figlio non si forma esattamente sotto il padre, dove prevalgono le correnti discendenti, ma un po’ a lato, a seconda del vento dominante ad una certa quota. Dobbiamo quindi sforzarci di guardare la foto intuendo più scenografie poste a distanze diverse, a dare profondità al tutto.
Curioso, no? Anche le nubi possono avere genitori e figli! 😉
La foto è stata scattata l’8 luglio 2013 da Michele Martinelli (mike1966 sul forum di M3V) a Pian dei Pradi (TN) in direzione della catena del Lagorai.

L’artista delle nuvole

In questa rassegna di nuvole non poteva mancare un omaggio ad un artista che ha fatto delle nostre vaporose amiche le protagoniste di gran parte delle sue opere. Mi riferisco a John Constable (1776-1837), uno dei maggiori pittori paesaggisti del Romanticismo, citato svariate volte anche in “Cloudspotting”, la famosa guida per gli osservatori di nuvole di Gavin Pretor-Pinney. Nelle nuvole Constable vede la manifestazione della divinità e l’idealizzazione delle forze della Natura. I suoi dipinti sono spesso caratterizzati da marcati chiaroscuri, che rendono le scene rappresentate inquietanti, quasi impressionanti. È il caso di “Studio per paesaggio marino, barca e cielo tempestoso”, un dipinto ad olio terminato intorno al 1828. Ad un osservatore di nuvole salta subito all’occhio la matericità della nube temporalesca che Constable ha ritratto. Si direbbe quasi un essere a sé stante, e non la semplice manifestazione del vapore acqueo contenuto nell’atmosfera. Con una mole del genere, la nuvola va classificata senza dubbio nel genere cumulonimbus, specie calvus. Ma probabilmente sto andando al di fuori di quelle che sono le intenzioni dell’autore… non credo gradirebbe un’interpretazione così didascalica della sua opera 😉